
Il rischio di esodati in Italia cresce con i nuovi aumenti dell’età pensionabile decisi dal governo Meloni, secondo un’analisi della Cgil. Circa 55mila lavoratrici e lavoratori potrebbero trovarsi senza lavoro e senza pensione per alcuni mesi tra il 2027 e il 2029, a causa di scelte normative che spostano in avanti i requisiti per l’assegno pensionistico. La situazione riguarda coloro che avevano pianificato un’uscita dal lavoro basata su strumenti di flessibilità precedenti, come isopensione, contratti di espansione e fondi di solidarietà.
Secondo la Cgil, il rischio scatterà nel 2027, quando i requisiti pensionistici aumenteranno di un mese rispetto alle previsioni iniziali, e cresceranno ulteriormente di due mesi nel 2028. Nel 2029, sempre secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, l’aumento potrebbe arrivare a tre mesi, creando periodi di scopertura contributiva per molti lavoratori. Un fenomeno che richiama i problemi degli esodati ai tempi della riforma Fornero del 2011-2012, sebbene con periodi più brevi senza sostegni.
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Chi sono gli esodati a rischio
La platea dei potenziali esodati include diverse categorie:
- 23mila lavoratori che hanno usufruito dell’isopensione tra il 2020 e il 2025, approfittando del massimo anticipo possibile di sette anni;
- 4mila lavoratori che hanno aderito tra il 2022 e il 2023 a un contratto di espansione, strumento pensato per aziende in difficoltà e cancellato nel 2024, con anticipo massimo di cinque anni;
- 28mila lavoratori inseriti nei fondi di solidarietà bilaterali dal 2022 al 2025, pianificando l’utilizzo del periodo massimo previsto di cinque anni.
Tutte queste misure hanno in comune l’uscita anticipata dal lavoro accompagnata da un sostegno temporaneo, che però rischia di interrompersi se i requisiti pensionistici vengono spostati. “Il rischio concreto è quello di un periodo di scopertura, con la possibilità di trovarsi senza reddito e senza copertura contributiva, nonostante un’uscita dal lavoro pianificata e concordata nel pieno rispetto delle regole vigenti”, avverte la Cgil.

Le conseguenze dei nuovi aumenti
Secondo le stime, nel 2027 la pensione arriverà un mese più tardi del previsto, nel 2028 tre mesi più tardi e nel 2029-2030 fino a quattro mesi più tardi rispetto ai piani iniziali. Questa evoluzione normativa rischia di compromettere i progetti di uscita anticipata programmati dai lavoratori e di creare una nuova categoria di esodati, che si troveranno privi di reddito e senza copertura contributiva in un periodo critico della loro vita.
Il problema riguarda non solo i lavoratori prossimi alla pensione, ma anche l’effetto politico e sociale di scelte percepite come incerte e poco trasparenti, che rendono instabile il percorso di transizione tra lavoro e pensione.
La mozione di Pd, M5s e Avs
Proprio in relazione a queste problematiche, l’opposizione ha rilanciato il dibattito sulle pensioni. La capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha presentato una mozione in cui si chiede al governo di “rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione e di eliminarne il meccanismo di revisione periodica”.
Alla mozione hanno aderito anche Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle, ora in discussione alla Camera. Il documento sottolinea come il tema delle pensioni sia stato “un grande inganno elettorale del governo delle destre”, con promesse di cancellazione della riforma Fornero che non si sono tradotte in misure strutturali efficaci. In realtà, le uniche modifiche apportate avrebbero comportato la riduzione o l’eliminazione di strumenti di flessibilità pensionistica.

Richieste e proposte per il futuro
Tra le principali richieste dell’opposizione c’è il blocco dell’aumento dell’età pensionabile, insieme alla strutturazione di canali di uscita anticipata per chi si trova in condizioni di maggiore difficoltà. Inoltre, viene proposto l’avvio di una pensione di garanzia per i giovani, per tutelare le future generazioni di lavoratori. La mozione include anche misure sul salario minimo e altre iniziative per migliorare le condizioni di lavoro in Italia, ritenute fondamentali per garantire stabilità economica e previdenziale.
Con oltre 55mila lavoratori a rischio, la questione degli esodati torna quindi al centro del dibattito politico e sociale, sottolineando come la gestione dell’uscita dal lavoro e della pensione rappresenti un nodo cruciale per il Paese e per il futuro dei cittadini prossimi alla fine della carriera lavorativa.


