Vai al contenuto

Liam, il bimbo arrestato dall’Ice sta male: “Non mangia, vuole il suo cappello”

Pubblicato: 29/01/2026 19:59

Il piccolo Liam Conejo Ramos, appena 5 anni, dorme in braccio al padre in un centro di detenzione federale in Texas, dove entrambi sono stati trasferiti dopo l’arresto da parte dell’Ice a Minneapolis. La loro vicenda è diventata simbolo del dibattito sulle politiche migratorie statunitensi e sulle condizioni dei minori trattenuti nelle strutture per immigrati.

Il padre, Adrian Alexander Conejo Arias, ha potuto incontrare per circa trenta minuti i deputati democratici Joaquin Castro e Jasmine Crockett in un’aula del tribunale all’interno del South Texas Family Residential Center di Dilley, vicino San Antonio. Secondo quanto riferito dai parlamentari, il bambino dorme molto, mangia poco e chiede continuamente della madre, dei compagni di scuola e dei suoi oggetti personali rimasti a casa, in particolare lo zainetto e un cappello invernale che indossava al momento dell’arresto.

Durante un collegamento in diretta con Cbs News, Castro ha aggiornato il preside della scuola frequentata da Liam sulle sue condizioni: «Non è in una situazione di emergenza, ma suo padre dice che è in una specie di depressione. Non mangia e chiede quando usciranno da lì». Il dirigente scolastico, visibilmente commosso, ha risposto promettendo di occuparsi di lui al ritorno e di procurargli un nuovo cappello, simbolo della sua quotidianità interrotta.

Anche la madre del bambino, intervistata da Mpr News, ha parlato di un peggioramento della salute del figlio: febbre, mal di stomaco e vomito, che attribuisce alla qualità del cibo ricevuto nella struttura. Parole che hanno alimentato le richieste di rilascio immediato avanzate da diversi esponenti democratici.

«Chiederei al presidente Trump, che ha nipoti dell’età di questi bambini, di pensare a cosa significherebbe per loro trovarsi dietro le sbarre», ha dichiarato Castro in conferenza stampa, definendo Liam «emblematico della mostruosità del sistema dell’Ice e della detenzione per famiglie». Una fotografia del bambino, con un cappello blu e uno zaino di Spider-Man mentre veniva fermato dagli agenti, è diventata virale, suscitando indignazione e proteste.

L’arresto risale al 20 gennaio, nell’ambito di un’operazione su larga scala contro l’immigrazione irregolare che ha scosso Minneapolis. Lunedì un giudice federale ha emesso un ordine temporaneo che blocca l’espulsione di Liam e del padre, mentre la legittimità della loro detenzione è al vaglio dei tribunali.

Sul fronte opposto, lo “zar dei confini” Tom Homan, inviato dall’amministrazione Trump in Minnesota, ha difeso l’operato delle autorità federali. Rispondendo alle proteste, ha invitato i cittadini a rivolgersi al Congresso se non condividono le politiche migratorie e ha promesso di «ristabilire legge e ordine» a Minneapolis, sostenendo che l’ingresso di milioni di migranti irregolari rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale.

Homan ha anche ammesso che l’operazione può essere migliorata, parlando di interventi per renderla «più sicura, più efficiente e conforme alle regole», ma ha ribadito la linea dura dell’amministrazione. Intanto, la storia di Liam continua a catalizzare l’attenzione pubblica, diventando uno dei casi più discussi nel confronto acceso tra sicurezza dei confini e tutela dei diritti dei minori migranti.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure