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“Shakespeare era una donna nera ed ebrea”: la teoria che riscrive la letteratura inglese

Pubblicato: 29/01/2026 14:14

Una nuova tesi sta facendo discutere il mondo della cultura: secondo la storica Irene Coslet, le opere attribuite a William Shakespeare non sarebbero state scritte dal celebre drammaturgo di Stratford-upon-Avon, ma da una donna ebrea di pelle scura, vissuta nell’Inghilterra elisabettiana. Una ricostruzione destinata a far discutere, che rimette in discussione uno dei pilastri della letteratura mondiale.

La tesi di Irene Coslet: dietro Shakespeare c’era Emilia Bassano

Nel libro The Real Shakespeare: Emilia Bassano Willoughby, Coslet sostiene che il vero genio dietro il canone shakespeariano fosse Emilia Bassano, poetessa inglese di origini ebraiche, appartenente a una famiglia di musicisti legati alla corte e attiva tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.

Secondo l’autrice, una rilettura di documenti storici, lettere e riferimenti biografici – finora trascurati – indicherebbe Bassano come la reale autrice di tragedie, commedie e sonetti attribuiti a Shakespeare. Il nome maschile sarebbe stato utilizzato come copertura, in un’epoca in cui alle donne era di fatto preclusa una carriera pubblica nel teatro e nella letteratura.

Coslet descrive Emilia Bassano come una figura colta, inserita negli ambienti aristocratici londinesi e in contatto con la corte di Elisabetta I, capace di muoversi tra politica, poesia e pensiero religioso. Nel volume viene anche evidenziato quello che l’autrice definisce un proto-femminismo della poetessa, ravvisabile nei temi delle sue opere e nella difesa della dignità femminile.

Una figura già nota agli studiosi, ma mai così centrale

Emilia Bassano non è un nome sconosciuto agli storici della letteratura. Nota anche come Emilia Lanier, pubblicò nel 1611 una raccolta poetica, Salve Deus Rex Judaeorum, considerata uno dei primi libri di poesia religiosa scritti da una donna in Inghilterra.

Negli anni, alcuni studiosi avevano già ipotizzato legami tra Bassano e l’universo shakespeariano, soprattutto per le affinità tematiche e culturali. La tesi di Coslet, però, compie un passo ulteriore: non parla di semplice influenza, ma di vera e propria paternità (o maternità) delle opere.

Shakespeare tra mito e realtà storica

William Shakespeare, nato nel 1564 e morto nel 1616, resta ufficialmente l’autore di capolavori come Amleto, Macbeth, Romeo e Giulietta e Otello. La tradizione lo descrive come marito di Anne Hathaway e padre di tre figli, oltre che attore e imprenditore teatrale a Londra.

Nel corso dei secoli, tuttavia, la sua figura è stata al centro di numerose teorie alternative, che hanno chiamato in causa aristocratici, filosofi e altri scrittori. Il libro di Coslet si inserisce in questo filone, aggiungendo una prospettiva nuova, che intreccia genere, identità culturale e memoria storica.

La maggior parte degli accademici continua a ritenere solide le prove a favore dell’attribuzione tradizionale a Shakespeare. Ma la proposta di Coslet sta riaccendendo il dibattito, soprattutto per le implicazioni culturali che porta con sé.

Un dibattito che va oltre l’autore

Al di là della fondatezza storica della teoria, il caso solleva questioni più ampie: quanto spazio è stato negato alle donne nella storia della cultura? Quante voci sono rimaste invisibili? E in che modo pregiudizi di genere e origine hanno influenzato la costruzione del canone letterario?

Per alcuni, l’ipotesi di Irene Coslet è soprattutto una provocazione intellettuale. Per altri, è un invito a rileggere il passato con strumenti nuovi. In ogni caso, la discussione è aperta: il nome di Emilia Bassano torna al centro della scena e, con esso, una riflessione più ampia su chi scrive la storia — e su chi, per secoli, ne è rimasto ai margini.

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