Vai al contenuto

Carenza di farmaci in Europa, è allarme rosso: cosa sta succedendo e perché l’accordo Ue è in salita

Pubblicato: 02/02/2026 15:40

Scatta l’allarme carenza di farmaci in Europa. La prossima settimana prenderanno il via i negoziati sul piano europeo per affrontare le difficoltà di approvvigionamento dei medicinali e ridurre la dipendenza dall’estero, ma i nodi su acquisti comuni e scorte strategiche rischiano di rallentare un’intesa che Bruxelles vorrebbe rapida.
Il cuore del confronto è il Critical Medicines Act, proposto dalla Commissione nel marzo 2025 con l’obiettivo di riportare parte della produzione di farmaci nell’Unione, rafforzare le catene di fornitura con Paesi considerati affidabili, creare meccanismi di accumulo condiviso e consentire a più Stati di acquistare medicinali insieme.
Una risposta strutturale a fragilità emerse con forza durante la pandemia e aggravate negli ultimi mesi dalle tensioni commerciali internazionali.

Produzione europea e dipendenza da Cina e India

Oggi una quota rilevante dei principi attivi e dei farmaci finiti arriva da Cina e India, rendendo l’Europa vulnerabile a interruzioni improvvise delle forniture. Da qui la spinta politica a costruire una maggiore autonomia strategica sanitaria, riportando parte delle filiere produttive all’interno dei confini comunitari e diversificando i partner.
L’urgenza è condivisa, ma le soluzioni dividono. La presidenza di turno del Consiglio Ue punta a chiudere il dossier entro giugno, mentre la Commissione insiste sulla necessità di procedere “rapidamente”. Tuttavia, le differenze tra le posizioni di Commissione, Consiglio e Parlamento europeo restano profonde.

Scorte di medicinali, il nodo più delicato

Uno dei punti più controversi riguarda l’accumulo delle scorte. Commissione e Consiglio hanno finora evitato di introdurre meccanismi vincolanti, limitandosi a proporre coordinamento e scambio di informazioni tra Stati. Il Parlamento europeo, invece, spinge per un sistema molto più incisivo: un meccanismo obbligatorio di ridistribuzione, che permetterebbe di trasferire farmaci da un Paese all’altro in caso di emergenza.
Una proposta che incontra forti resistenze, soprattutto da parte dei Paesi più grandi, già dotati di magazzini consistenti, mentre gli Stati più piccoli vedono nella redistribuzione una garanzia di equità. È su questo punto che si prevede lo scontro principale al tavolo negoziale.

Acquisti congiunti e potere contrattuale

Altro capitolo chiave è quello degli appalti comuni. L’idea è consentire a più Paesi di acquistare insieme i medicinali, aumentando il potere contrattuale dell’Europa nei confronti delle aziende farmaceutiche.
La proposta non riguarda solo farmaci generici come antibiotici o antidolorifici, ma anche alcuni medicinali innovativi, inclusi quelli per le malattie rare. Un’estensione che preoccupa l’industria e divide le istituzioni.
Resta aperta anche la questione del ruolo diretto della Commissione negli acquisti congiunti: Parlamento favorevole, Consiglio contrario. Inoltre, non c’è accordo nemmeno sul numero minimo di Paesi necessari per attivare questo strumento, con soglie diverse nelle varie bozze.

Appalti pubblici e produzione interna

Sul fronte degli appalti nazionali, Bruxelles propone di non privilegiare solo il prezzo più basso, ma di dare priorità ai farmaci essenziali prodotti in misura significativa nell’Ue.
Solo il Parlamento ha però messo nero su bianco cosa significhi “significativo”: almeno il 50% del principio attivo o il 50% del prodotto finale dovrebbe essere fabbricato in Europa. Una soglia che rafforzerebbe l’industria europea, ma che rischia di far lievitare i costi nel breve periodo.

Negoziati al via, strada in salita

I colloqui inizieranno lunedì e si annunciano complessi. Da una parte c’è la pressione politica per dare una risposta rapida a un problema che tocca direttamente cittadini e sistemi sanitari; dall’altra emergono interessi nazionali divergenti, timori sui costi e visioni diverse sul grado di integrazione necessario.
La carenza di farmaci è ormai riconosciuta come una emergenza strutturale. Resta da capire se l’Unione riuscirà a trasformare questa consapevolezza in un accordo concreto, capace di garantire forniture stabili senza alimentare nuove fratture tra gli Stati membri.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure