
Il fragore metallico di una struttura che cede ha squarciato il silenzio domenicale a Ciriè, trasformando una normale mattinata di attività in un drammatico scenario di soccorso. L’incidente si è verificato domenica 1 febbraio presso lo stabilimento Sonoco, in località Olivetti, dove un pesante cancello esterno dell’area produttiva è improvvisamente uscito dalle guide, ribaltandosi e travolgendo due operai di 51 e 37 anni. La dinamica dell’impatto è apparsa subito preoccupante: i due lavoratori sono stati colpiti in pieno dalla cancellata, rimanendo schiacciati sotto il peso del metallo. L’allarme è scattato immediatamente, attivando la macchina dei soccorsi in un clima di forte apprensione per le condizioni dei coinvolti, inizialmente apparse critiche a causa della violenza del ribaltamento.
L’intervento del 118 e i rilievi dello Spresal
Sul luogo del sinistro è intervenuto tempestivamente il personale sanitario del 118 di Azienda Zero, che ha stabilizzato i due uomini sul posto prima di disporre il trasferimento d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale di Ciriè. Entrambi hanno riportato traumi localizzati al torace e agli arti inferiori. Nonostante la gravità dell’evento, gli accertamenti clinici hanno fortunatamente escluso il pericolo di vita: le loro condizioni, pur monitorate con attenzione, sono state giudicate non gravi, un esito che i soccorritori hanno definito quasi miracoloso vista la stazza della struttura caduta.
Mentre i medici si occupavano dei feriti, i carabinieri della compagnia di Venaria e i tecnici dello Spresal hanno avviato le indagini per cristallizzare la scena e comprendere le cause del cedimento. Gli ispettori del servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro hanno effettuato una serie di verifiche tecniche mirate, concentrandosi in particolare sullo stato strutturale del cancello e sull’integrità dei sistemi di fissaggio e scorrimento. Al vaglio degli inquirenti non c’è solo l’ipotesi di un cedimento meccanico imprevisto, ma anche la verifica del rispetto delle norme di sicurezza previste per la manutenzione delle aree esterne dello stabilimento.
L’episodio solleva nuovamente il tema della prevenzione riguardo a elementi strutturali spesso ritenuti secondari, come barriere e portoni, che possono però trasformarsi in trappole letali se non sottoposti a controlli costanti. Resta da stabilire se all’origine del ribaltamento vi sia stato un difetto di ancoraggio o una carenza nelle procedure di manutenzione ordinaria. La comunità lavorativa locale segue con attenzione l’evolversi della situazione, in attesa che i rilievi definiscano le responsabilità di una routine lavorativa spezzata da un imprevisto quasi fatale.


