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Mario Draghi shock: “L’Europa rischia di diventare subordinata e divisa”

Pubblicato: 02/02/2026 12:12

“Agendo insieme riscopriremo cose che sono state a lungo dormienti, come il nostro orgoglio”. È il messaggio lanciato dall’ex presidente Bce e premier italiano Mario Draghi durante il suo intervento all’Università di Lovanio, nelle Fiandre, dove ha ricevuto una laurea honoris causa.
Un discorso incentrato sul futuro dell’Europa e sulla necessità di una risposta comune alle sfide globali, in un contesto internazionale che – secondo l’ex presidente della Bce ed ex premier – è profondamente cambiato.

“Il mondo è cambiato, l’Europa non può illudersi”

Nel suo intervento Draghi ha messo in guardia da letture superficiali della realtà geopolitica. “Alcuni potrebbero illudersi che il mondo non sia realmente cambiato, altri che la geografia li renda immuni”, ha affermato, sottolineando come ci sia anche chi pensa che rinunciare all’indipendenza economica o persino al territorio non comprometta la capacità di difendere i valori fondamentali.
Una visione che Draghi respinge, invitando i Paesi più lungimiranti a non restare fermi e ad andare avanti, nonostante le resistenze e le differenze interne.

“Siamo tutti vulnerabili, serve unità”

Secondo Draghi, l’Europa si trova oggi in una condizione condivisa di vulnerabilità, che venga percepita o meno dai singoli Stati. Le vecchie divisioni che per anni hanno frenato l’Unione sono state superate dall’emergere di una minaccia comune, ma questo non basta.
“La minaccia da sola non ci sosterrà”, ha spiegato, aggiungendo che ciò che è iniziato nella paura deve trasformarsi in speranza. Solo così l’Europa potrà ritrovare slancio e visione.

Orgoglio, fiducia e futuro: la base della nuova Europa

Il passaggio centrale del discorso è un appello alla responsabilità collettiva: agire insieme per riscoprire valori e sentimenti rimasti in ombra negli ultimi anni.
“Ritroveremo il nostro orgoglio, la nostra fiducia in noi stessi, la fede nel nostro futuro”, ha detto Draghi, indicando questi elementi come fondamenta su cui costruire l’Europa dei prossimi anni.
Un messaggio che suona come un invito politico e culturale allo stesso tempo: superare egoismi nazionali e inerzie istituzionali per dare forma a un progetto europeo più coeso, capace di affrontare le crisi e di tornare protagonista sulla scena globale.

Stati Uniti, Cina e la via europea: la stoccata a Trump, l’appello a una “potenza unica”

Nel suo intervento Draghi ha tracciato un confronto diretto tra i grandi blocchi globali, riservano una netta stoccata alla nuova strategia internazionale del presidente americano Trump. “Gli Stati Uniti, nella loro posizione attuale, cercano il predominio insieme al partenariato. La Cina sostiene il suo modello di crescita esportando i suoi costi sugli altri. L’integrazione europea si costruisce in modo diverso: non sulla forza, ma sulla volontà comune; non sulla sottomissione, ma sul beneficio condiviso”. Da qui l’invito a trasformare l’Unione in “una potenza unica”, attraverso un federalismo pragmatico tra i Paesi disponibili, nei settori in cui è possibile avanzare più rapidamente, come base per istituzioni dotate di reale potere decisionale. L’obiettivo, ha spiegato, è rompere l’attuale impasse senza subordinare nessuno: gli Stati membri aderiscono, la porta resta aperta agli altri, ma non a chi intende minare il progetto comune. Una visione che Draghi colloca nel solco della riflessione avviata anche dal premier canadese Carney, sulla necessità per le medie potenze di cooperare per uscire insieme dalla crisi dell’ordine multilaterale e dalle tensioni generate dall’amministrazione Trump.

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