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Francis Kaufmann in aula: “Sono innocente, i testimoni tutti mafiosi”. Accuse e lacrime: chiesta la perizia psichiatrica

Pubblicato: 02/02/2026 10:34

Il processo per il brutale duplice omicidio di Villa Pamphili entra in una fase delicatissima, sospeso tra il rigore della procedura giudiziaria e le precarie condizioni psichiche del protagonista. Durante l’ultima udienza a Roma, l’aula ha assistito a momenti di altissima tensione quando la difesa di Francis Kaufmann ha rotto gli indugi, sollecitando ufficialmente un accertamento sulle facoltà mentali dell’imputato. L’avvocato Paolo Foti ha depositato un’istanza formale, descrivendo un quadro clinico in rapido declino che metterebbe a rischio la regolarità stessa del dibattimento. Secondo il legale, si tratta di «una richiesta legata alle sue condizioni mentali che negli ultimi mesi sono andate deteriorandosi in modo evidente. A mio modo di vedere non sono compatibili con lo stare in giudizio».

La riserva dei giudici e il caos in aula

La Procura di Roma ha reagito prontamente, opponendosi con fermezza alla richiesta della difesa e sostenendo che, allo stato attuale, non sussistano i presupposti legali per una perizia psichiatrica. I giudici, tuttavia, hanno scelto la via della prudenza: non hanno respinto l’istanza, ma si sono riservati di decidere «all’esito della acquisizione del diario clinico dell’imputato». Questo documento sarà fondamentale per capire se il comportamento di Kaufmann sia frutto di una reale patologia o di una strategia processuale.

L’atmosfera si è surriscaldata ulteriormente quando l’imputato ha preso la parola. Seduto accanto al suo avvocato, Kaufmann ha dato vita a un soliloquio sconnesso, interrotto da improvvise crisi di pianto, manifestando un evidente stato di agitazione che ha scosso i presenti. Tra le lacrime, ha urlato la sua verità, scagliandosi contro chi lo accusa e cercando di minare la credibilità delle indagini: «Io sono innocente e i testimoni che verranno citati in aula sono tutti mafiosi».

Le mail prima di uccidere la figlia

I fatti risalgono ai primi giorni di giugno 2024, ma solo ora, con l’apertura del processo a Roma, emergono con chiarezza i contorni di uno dei casi più inquietanti degli ultimi anni: il duplice omicidio di Villa Doria Pamphili. A restituire una ricostruzione puntuale sono i tabulati telefonici e le tracce digitali analizzate dalla Procura, che delineano una sequenza di azioni definite dagli inquirenti come lucide, pianificate e prive di esitazioni.

Sul banco degli imputati c’è Charlies Francis Kaufmann, accusato di aver ucciso la compagna Anastasia Trofimova il 4 giugno e, nelle 48 ore successive, di aver tentato di sfruttare l’immagine della figlia Andromeda, di appena 14 mesi, per ottenere denaro utile alla fuga. Un disegno che si sarebbe concluso con l’uccisione della bambina e con una breve latitanza terminata all’estero.
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La ricostruzione dell’accusa

Secondo l’impianto accusatorio, tra il 4 e il 5 giugno 2024 Kaufmann avrebbe continuato a muoversi come se nulla fosse accaduto, mentre il corpo senza vita di Anastasia si trovava ancora nell’abitazione. In quelle ore, i dati informatici raccontano un’attività intensa e continua: ricerche su passeggini, consultazioni di collegamenti in autobus che non prevedessero controlli documentali, contatti ripetuti con realtà legate al baby modeling.

Per la Procura, la figlia non era più considerata come una persona, ma come un elemento da gestire, una risorsa economica da monetizzare rapidamente. L’idea era portarla a Milano e ottenere un ingaggio tramite agenzie di casting, puntando sull’aspetto e sull’impatto dell’immagine della bambina per ricavare denaro immediato.

Le tracce digitali e la doppia vita

La freddezza dell’imputato emerge in modo netto dall’analisi delle tracce digitali. Le comunicazioni inviate alle agenzie, spesso tradotte automaticamente, si alternavano a controlli ossessivi sulle cronache locali, nel tentativo di capire se l’omicidio della compagna fosse già stato scoperto. Una sorta di conto alla rovescia silenzioso, in cui Kaufmann avrebbe cercato di sfruttare ogni ora disponibile prima che la realtà lo raggiungesse.

Gli inquirenti parlano di una vera e propria finestra di impunità, durante la quale l’uomo avrebbe agito in una dimensione parallela: da un lato la normalità apparente delle email e dei messaggi, dall’altro la consapevolezza di un delitto già compiuto e di un secondo che, secondo l’accusa, stava maturando.

Il secondo omicidio e la fuga

Il 6 giugno 2024, falliti i tentativi di ottenere un contatto concreto con il mondo della moda, Kaufmann avrebbe ucciso anche Andromeda. Da quel momento avrebbe preso avvio una fase di fuga, costruita su menzogne e richieste di aiuto economico. Ai familiari residenti in California avrebbe chiesto 300 euro, parlando genericamente di problemi sentimentali, mentre con le persone incontrate lungo il percorso si sarebbe presentato come un regista di successo.

La latitanza è durata pochi giorni. L’uomo è stato individuato sull’isola di Skiathos, in Grecia, dove è stato raggiunto da un mandato di cattura europeo che ha posto fine alla sua corsa.

Il processo e una verità che emerge ora

Con l’avvio del processo a Roma, il quadro accusatorio si arricchisce di dettagli che restituiscono un racconto definito dagli stessi investigatori agghiacciante. I tabulati, le ricerche online e le comunicazioni analizzate delineano una sequenza temporale che, per l’accusa, non lascia spazio all’improvvisazione, ma racconta un percorso scandito da scelte consapevoli.

Il duplice omicidio di Villa Doria Pamphili entra così nella fase giudiziaria, mentre le carte processuali iniziano a svelare, passo dopo passo, ciò che sarebbe accaduto in quelle ore sospese tra il primo delitto e l’arresto, quando la violenza si è intrecciata con un freddo calcolo personale.

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Ultimo Aggiornamento: 02/02/2026 15:46

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