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Sigfrido Ranucci bloccato dalla Rai dopo le critiche a Giorgia Meloni sugli scontri a Torino

Pubblicato: 02/02/2026 16:27

Il clima tra le mura di Viale Mazzini si fa improvvisamente rovente, e al centro della tempesta c’è ancora una volta Sigfrido Ranucci. Il volto storico di Report è finito nel mirino dei vertici aziendali in seguito alle sue recenti dichiarazioni rilasciate sabato 31 gennaio a In altre parole, il salotto di Massimo Gramellini. Sebbene l’invito fosse finalizzato alla promozione della sua ultima fatica letteraria, Navigare senza paura, scritta a quattro mani con il figlio Giordano, il dibattito è inevitabilmente scivolato sui violenti scontri di Torino avvenuti all’esterno del centro sociale Askatasuna. Una deviazione di percorso che non sarebbe affatto piaciuta ai piani alti della tv di Stato, pronti ora a chiedere al giornalista di limitare drasticamente le sue incursioni sulle reti della concorrenza, in particolare su La7.

Il sospetto del controllo e la replica di Ranucci

A far scattare l’altolà dei vertici Rai sono state le riflessioni di Ranucci sollecitate da Gramellini sulla gestione dell’ordine pubblico nel capoluogo piemontese. «In questo contesto è ancora più dannoso, perché finisce per giustificare la democrazia del controllo e della sorveglianza, tanto cara in una parte degli Stati Uniti che ci ha invaso già da anni», ha osservato il conduttore di Report. Entrando nel merito delle parole della premier, Ranucci ha aggiunto una riflessione destinata a far discutere: «La Meloni ha detto che i manifestanti sono nemici dello Stato? La maggior parte di questi lo Stato li conosce, per me. C’è un sospetto di voler rovinare l’altra metà di chi ha partecipato alla manifestazione con ragioni serie». Non è mancato, tuttavia, un appello alla distensione: «Bisognerebbe avere la lucidità e la forza di dire a tutti diamoci una calmata», auspicando che si portino avanti le istanze «di chi crede che manchino posti per la socialità».

L’azienda non ha messo nero su bianco un nesso causale diretto tra le opinioni espresse e il richiamo formale, ma la tempistica appare a molti quanto meno sospetta, arrivando proprio nel lunedì successivo alla messa in onda. Ranucci, dal canto suo, non è rimasto a guardare. Ha risposto punto per punto alla comunicazione aziendale, rivendicando la libertà di onorare gli inviti ricevuti dalla sua casa editrice per presentare il libro. Il giornalista ha poi sollevato un caso interno non trascurabile: ha sottolineato come, mentre le reti concorrenti lo ospitano regolarmente, all’interno del servizio pubblico l’unico invito sia arrivato da Giorgio Zanchini, lamentando un silenzio assordante da parte degli altri programmi della Rai.

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