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Usa-Russia, scade il trattato “New Start”: armi nucleari senza limiti, cosa può succedere

Pubblicato: 03/02/2026 10:12

Usa-Russia, da giovedì 5 febbraio 2026 decade formalmente il New Strategic Arms Reduction Treaty (New Start), l’ultimo accordo di controllo degli armamenti nucleari ancora vincolante tra Stati Uniti e Russia. La scadenza segna un passaggio storico: per la prima volta dalla fine della Guerra fredda, le due superpotenze non saranno più soggette ad alcun limite giuridico sul numero di testate nucleari strategiche schierate.
Il presidente russo Vladimir Putin ha proposto di continuare a rispettare i limiti del trattato su base volontaria, mentre Donald Trump ha parlato di “buona idea” ma insiste sulla necessità di un nuovo accordo che coinvolga anche la Cina. Al momento, però, non esiste alcuna intesa formale.
Se non arriverà un nuovo trattato, il mondo entrerà in una fase di maggiore incertezza nucleare.

Cos’è il New Start e perché è così importante

Il New Start è stato firmato nel 2010 ed è entrato in vigore nel 2011 come evoluzione degli accordi Start degli anni Novanta. È stato rinnovato nel 2021 per altri cinque anni. Il trattato stabilisce limiti precisi 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascun Paese; 700 vettori strategici attivi (missili intercontinentali, sottomarini e bombardieri); 800 lanciatori totali, inclusi quelli non operativi.
Oltre ai numeri, il New Start ha garantito per oltre un decennio un sistema di ispezioni reciproche, scambio di dati e notifiche, che ha permesso a Washington e Mosca di verificare concretamente il rispetto degli impegni.
Con la sua scadenza, viene meno anche questo meccanismo di trasparenza, aumentando il rischio di incomprensioni strategiche.

Cosa può succedere ora: lo scenario dopo la scadenza

Senza un accordo sostitutivo, Stati Uniti e Russia saranno liberi — almeno dal punto di vista legale — di aumentare il numero di testate dispiegate e accelerare i programmi di modernizzazione nucleare.
Secondo diversi analisti americani, entrambe le potenze avrebbero la capacità tecnica di aggiungere rapidamente centinaia di testate ai propri sistemi già esistenti, soprattutto su bombardieri strategici e sottomarini. Questo non significa automaticamente una corsa immediata al riarmo, ma apre la porta a una possibile escalation, soprattutto in un contesto geopolitico già segnato da forti tensioni.
Il rischio principale non è solo quantitativo: senza verifiche reciproche cresce anche la possibilità di errori di calcolo, incidenti o interpretazioni sbagliate delle mosse dell’avversario.

La proposta russa e l’idea di un nuovo accordo con la Cina

Mosca ha avanzato l’ipotesi di mantenere i limiti del New Start per un periodo transitorio, dando tempo alle parti di negoziare un nuovo accordo. Washington, però, punta a un’intesa più ampia che includa anche Pechino. Gli Stati Uniti considerano ormai la Cina un attore centrale nell’equilibrio nucleare globale. Negli ultimi dieci anni Pechino ha infatti raddoppiato il proprio arsenale, arrivando secondo le stime a circa mille testate.
La Cina, dal canto suo, continua a respingere l’idea di un accordo trilaterale, sostenendo che i suoi numeri restano molto inferiori rispetto a quelli di Usa e Russia.

Chi ha più armi nucleari oggi

Attualmente Stati Uniti e Russia detengono insieme circa l’86% delle armi nucleari mondiali. Dietro di loro si collocano: Cina: circa 1.000 testate; Francia: circa 290; Regno Unito: circa 170; Pakistan: circa 170; India: circa 164; Israele: circa 90; Corea del Nord: circa 30.
Un quadro che rende evidente quanto le decisioni di Washington e Mosca incidano direttamente sulla sicurezza globale.

Il rischio di una nuova corsa agli armamenti

Molti osservatori statunitensi sottolineano che entrambe le superpotenze possiedono già arsenali più che sufficienti per una deterrenza credibile. Un loro ulteriore ampliamento aumenterebbe soprattutto i costi economici e i rischi sistemici, senza offrire reali benefici in termini di sicurezza.
Organismi indipendenti americani avvertono che la fine del New Start potrebbe accelerare una nuova corsa agli armamenti nucleari, con conseguenze anche sugli altri Paesi dotati di armi atomiche.
Il timore è che, venendo meno l’ultimo pilastro del controllo degli armamenti tra Usa e Russia, si inneschi un effetto domino.

Le ricadute sulla stabilità globale

La scadenza del trattato arriva in un momento già delicato: guerra in Ucraina, tensioni tra Occidente e Russia, rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina. In questo contesto, l’assenza di regole condivise sul nucleare rende il sistema internazionale più fragile e imprevedibile.
Secondo diversi centri di ricerca americani, il venir meno dei meccanismi di controllo aumenta il livello complessivo di rischio e rende più difficile prevenire escalation non intenzionali.

Scenari futuri: negoziati o vuoto normativo

Una possibile via d’uscita potrebbe essere la ripresa di un dialogo strutturato tra Washington e Mosca sulla stabilità strategica, con l’obiettivo di costruire un nuovo quadro multilaterale che tenga conto anche della Cina.
Ma il clima politico attuale rende i negoziati estremamente complessi. Il 5 febbraio 2026 resta quindi una data spartiacque: con la fine del New Start, il mondo entra in una fase di maggiore incertezza nucleare, in cui molto dipenderà dalla volontà politica delle grandi potenze di tornare a sedersi a un tavolo comune.

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