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“Vizio orrendo”. Panatta non ci sta: cosa dice sul caso Jannik Sinner

Pubblicato: 04/02/2026 19:18

Ci sono sconfitte che pesano più del punteggio. Non solo per ciò che lasciano sul campo, ma per il rumore che si portano dietro: commenti, processi immediati, sentenze emesse in poche righe sui social. È accaduto ancora una volta dopo il ko di Jannik Sinner in Australia, una battuta d’arresto che ha interrotto il suo cammino agli Australian Open e ha riacceso, puntuale, il dibattito tutto italiano su quanto “si può” perdere.

La sconfitta in semifinale contro Novak Djokovic è arrivata nel momento più delicato, proprio quando il torneo sembrava poter diventare l’ennesima conferma di un periodo di dominio e continuità. E invece, sul più bello, il numero due del mondo si è fermato. Una scena che, a Melbourne, ha avuto il sapore amaro delle occasioni che scivolano via in silenzio.

Sinner e l’Australia: una caduta che fa rumore

Melbourne non è un posto qualsiasi per lui. Il rosso di San Candido si è trovato davanti uno di quei nomi che non hanno bisogno di presentazioni: Djokovic, capace ancora una volta di ricordare al circuito perché viene considerato da molti il più forte di sempre. Il passo falso australiano brucia anche perché arriva dopo due trionfi consecutivi sul cemento dell’Happy Slam, e perché rompe una narrativa che sembrava ormai in discesa.

In questi casi, però, non è solo il risultato a fare notizia. A fare rumore è tutto ciò che segue: il giudizio immediato, la caccia all’errore, l’idea che una sconfitta contro un monumento del tennis mondiale debba trasformarsi in un capo d’accusa. È qui che la vicenda sportiva diventa anche un racconto collettivo, spesso spietato.

Jannik Sinner durante il torneo di Melbourne agli Australian Open

Le parole di Panatta: l’affondo in tv

Ad alzare la voce è stato Adriano Panatta, intervenuto a ‘La Domenica Sportiva’ con un attacco diretto al clima che si è creato attorno a Sinner. Senza giri di parole, l’ex campione ha fotografato la situazione con una frase destinata a restare: “Hanno cominciato ad attaccarlo perché ha perso una partita, ma l’ha persa contro uno che non è l’ultimo arrivato, forse il più forte di tutti i tempi. È un vizio orrendo che non posso più sopportare. Sinner è un campione, dobbiamo essere tutti contenti di averlo in Italia“.

La sua non è stata una semplice difesa d’ufficio. È sembrato piuttosto un richiamo al buon senso, a quella memoria corta che si attiva ogni volta che un atleta non vince. Panatta ha puntato il dito contro l’idea, diffusa e tossica, che un grande debba essere perfetto sempre, come se la sconfitta non facesse parte dello sport.

Adriano Panatta in studio commenta il caso Jannik Sinner

Obiettivi, ranking e la semifinale che pesa

La spedizione australiana, nei piani di Sinner, doveva avere un significato preciso: dopo i trionfi consecutivi all’Happy Slam e il successo alle Finals di Torino, l’obiettivo era confermarsi, ribadire la supremazia su Carlos Alcaraz e guadagnare terreno verso la vetta del ranking mondiale.

Invece, la corsa si è fermata in semifinale contro Djokovic, mentre Alcaraz ha fatto percorso netto: ha vinto il torneo, consolidando la leadership e portando il vantaggio a oltre 3.300 punti. Numeri che raccontano, più di tante interpretazioni, quanto quella partita persa abbia avuto effetti immediati anche sulla classifica.

Sinner dopo la sconfitta in semifinale agli Australian Open

Social e attacchi: il fronte più amaro

Resta una sconfitta pesante, soprattutto per come è maturata. Lo stesso Sinner lo ha riconosciuto con autocritica nel post match e poi con un’uscita di scena discreta dall’Australia, senza proclami. Chi lo conosce sa che spesso riparte proprio da queste delusioni, trasformando la rabbia in lavoro. Ma intanto, oggi, resta la malinconia per un’occasione sfumata.

E poi c’è l’altro campo, quello dove non si gioca ma si colpisce lo stesso: i social. Commenti aggressivi, accuse sproporzionate e attacchi personali si sono moltiplicati, come se perdere contro un fuoriclasse fosse una colpa. Un bullismo digitale che riappare puntualmente a ogni scivolone del numero due del mondo e che, stavolta, ha trovato nella voce di Panatta una risposta netta e necessaria.

Una lezione di prospettiva

Il punto, al netto delle polemiche, è semplice: Sinner resta un campione. E una sconfitta contro Djokovic non cancella ciò che ha costruito, né ciò che rappresenta per il tennis italiano. Semmai, mette alla prova l’ambiente: la capacità di sostenere un atleta anche quando non vince, senza trasformare ogni partita in un processo.

Le parole di Panatta, per quanto dure, suonano come un invito a cambiare registro. Perché se è vero che il tennis non perdona, è altrettanto vero che la grandezza si misura anche nel modo in cui si attraversano i giorni storti. E Sinner, nel bene e nel male, è ancora lì: al centro della scena.

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