
Proseguono le indagini sulla strage di Crans-Montana, una delle tragedie più gravi degli ultimi anni in Svizzera, costata la vita a 41 persone nella notte di Capodanno all’interno del bar Le Constellation. Nelle ultime ore l’inchiesta ha registrato nuovi sviluppi che alimentano interrogativi e sospetti su una possibile catena di negligenze, soprattutto sul fronte dei controlli e della sicurezza. Al centro dell’attenzione resta la posizione dei titolari del locale, Jacques e Jessica Moretti, ma anche quella dei funzionari pubblici chiamati a vigilare sul rispetto delle norme.
All’esterno del tribunale di Sion, dopo aver assistito a oltre 12 ore di interrogatorio di Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del Comune, Jacques Moretti si è allontanato rapidamente dai giornalisti. Poche parole, pronunciate con tono fermo: «Il procedimento continua, combatteremo finché verrà a galla la verità». Una dichiarazione che sintetizza la strategia difensiva della famiglia Moretti, mentre l’inchiesta continua a scavare nel sistema dei controlli che avrebbe dovuto prevenire una simile tragedia.
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Le ombre sui controlli di sicurezza
L’interrogatorio di Christophe Balet ha fatto emergere elementi destinati a pesare sull’indagine. Il funzionario, con un passato da capo dei pompieri in diverse località del cantone, avrebbe dovuto verificare che la normativa fosse rispettata e che i locali pubblici di Crans-Montana non presentassero rischi. Tuttavia, durante l’audizione, è emerso che Balet non era in possesso del brevetto di prevenzione antincendio, ma solo di certificazioni legate alla sicurezza e alla salute.
Lo stesso Balet ha ammesso di non aver mai superato l’esame finale previsto dal corso di formazione specifico. Un dettaglio che apre interrogativi pesanti sulle competenze con cui venivano gestiti i controlli in una località ad alta frequentazione turistica. L’uomo risulta indagato insieme al suo predecessore, Ken Jacquemoud, e ai coniugi Jacques e Jessica Moretti. Al termine dell’udienza, le autorità hanno disposto anche il sequestro del suo telefono cellulare.

Sei anni senza ispezioni al Constellation
Tra i punti più critici emersi dall’interrogatorio c’è un dato definito da molti come choc: per sei anni il locale Le Constellation non sarebbe mai stato ispezionato. Dal 2019 al 2025, secondo quanto riferito da Balet, non sarebbero stati effettuati controlli a causa di problemi legati all’aggiornamento del sistema informatico utilizzato per gestire le procedure di verifica.
Il funzionario ha spiegato che la sostituzione del software avrebbe causato ritardi nell’adeguamento dei fascicoli e che le ispezioni venivano effettuate seguendo un criterio di priorità. In cima alla lista, ospedali, cliniche e appartamenti. Una scelta che, di fatto, avrebbe escluso il bar poi distrutto dal rogo. Balet ha ammesso che, dal 2024, avrebbe dovuto effettuare personalmente il controllo del locale, senza però mai farlo. La stessa mancanza viene contestata anche al suo predecessore a partire dal 2019.

Le parole di Jessica Moretti e dei dipendenti
In questo contesto si inseriscono anche le dichiarazioni di Jessica Moretti, che ha parlato ai giornalisti a margine dell’audizione di Jean-Marc Gabrielli, fidanzato di Cyane, la giovane cameriera morta nell’incendio. Gabrielli, definito “figlioccio” della coppia, ha puntato il dito contro la malagestione del locale, affermando di non aver mai ricevuto formazione o addestramento per affrontare situazioni di emergenza. Una versione che conferma quanto già emerso dalle testimonianze di altri dipendenti.
Jessica Moretti ha respinto con forza alcune voci circolate dopo la tragedia: «Siamo del tutto isolati per via dell’inchiesta e questo ha creato molti malintesi e molte bugie». Tra queste, anche l’accusa di essere fuggita con l’incasso del locale, definita «totalmente falsa».
La lettera ai dipendenti e il silenzio rotto
Nella giornata di ieri, i dipendenti del Constellation hanno ricevuto una lettera firmata dai coniugi Moretti, nella quale la coppia spiega la decisione di rompere il silenzio mantenuto fino a ora. «Oggi abbiamo deciso di rompere il silenzio che ci è stato imposto», scrivono, assumendosi una responsabilità morale senza, però, volerla scaricare sui lavoratori.
«Non avremmo mai potuto immaginare una simile tragedia», aggiungono, parole che cercano di restituire una dimensione umana a una vicenda giudiziaria sempre più complessa. Intanto, però, l’inchiesta sulla strage di Crans-Montana continua a far emergere falle sistemiche, ritardi e omissioni che potrebbero aver contribuito a trasformare una notte di festa in una delle pagine più nere della storia recente della località alpina.


