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“Truffa pericolosissima, tante vittime in Italia”. Multe: se ne trovi una, cosa devi fare subito

Pubblicato: 11/02/2026 08:59

Arrivare alla propria auto e trovare un foglietto sotto il tergicristalli è una scena che molti automobilisti conoscono fin troppo bene. Il primo pensiero corre inevitabilmente a una multa, con quel misto di ansia e irritazione che accompagna ogni possibile sanzione. Poi si guarda meglio: la carta sembra diversa, più spessa del solito, e compare un dettaglio insolito, un link abbreviato stampato in bella vista. È proprio da qui che inizia una delle truffe delle finte multe che si sta diffondendo rapidamente in Italia, con segnalazioni sempre più frequenti a Roma.

Dietro l’apparente ufficialità del preavviso si nasconde un meccanismo studiato per sfruttare la fretta e lo sconforto di chi teme di aver commesso un’infrazione. I truffatori puntano tutto sull’urgenza: pagare subito, cliccare il link, inserire i dati. Ma quel foglietto non proviene da alcun ente pubblico.
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Come funziona la truffa delle finte multe

Il raggiro parte da un falso preavviso lasciato sull’auto. A un occhio attento, emergono particolari sospetti: la carta è più rigida rispetto a quella utilizzata dagli ausiliari del traffico o dalla polizia locale, perché stampata con dispositivi portatili facilmente acquistabili online. Ma soprattutto compare un elemento che dovrebbe far scattare l’allarme: un link compresso come tinyurl, bit.ly o simili.

I comuni italiani non utilizzano mai link abbreviati per rimandare ai propri portali ufficiali. Eppure, proprio attraverso questi collegamenti, la vittima viene indirizzata a un sito che riproduce graficamente un portale PagoPa. L’aspetto può sembrare autentico, ma si tratta di una copia creata per sottrarre dati personali e informazioni bancarie.

Non si tratta solo di avvisi cartacei. Negli ultimi anni sono aumentate anche le finte multe via email, con messaggi che simulano comunicazioni istituzionali. In questo caso vale una regola semplice: nessun comune invia sanzioni tramite posta elettronica ordinaria, anche perché non tutti i cittadini dispongono di un indirizzo email.

I canali ufficiali per pagare le multe a Roma

Per evitare di cadere nella truffa PagoPa, è fondamentale conoscere i canali ufficiali. Nel caso di Roma Capitale, i pagamenti possono essere effettuati esclusivamente attraverso i portali istituzionali come il sito del Comune – Servizio Roma Multe o Casa Digitale del Cittadino (mypa). Per le sanzioni Atac, relative ad esempio al trasporto pubblico senza biglietto, l’unico riferimento è la sezione dedicata sul sito atac.roma.it. Per altri enti, il pagamento avviene tramite pagopa.gov.it o mediante autenticazione con SPID o CIE.

Se si riceve un foglietto sospetto, il primo passo è non cliccare il link indicato. Anche senza inserire i dati della carta, il collegamento potrebbe veicolare malware in grado di sottrarre informazioni sensibili. È preferibile verificare direttamente sui portali ufficiali inserendo la targa o il numero del verbale, oppure contattare il numero verde del Comune di Roma, 060606.

Nel caso in cui si sospetti di aver già effettuato un pagamento su un sito fraudolento, è necessario contattare immediatamente la propria banca per bloccare la carta, modificare le password e sporgere denuncia tramite il portale commissariatodips.it o presso la Polizia Postale.

Finte sanzioni, un fenomeno in crescita

Il fenomeno delle finte sanzioni stradali è difficile da quantificare con precisione, soprattutto per quanto riguarda i foglietti lasciati sui parabrezza, perché non tutte le vittime denunciano. Le segnalazioni vengono spesso raccolte a livello locale e non sempre confluiscono in statistiche nazionali.

Diverso il discorso per le truffe informatiche. Secondo i dati del CERT-AgID, la struttura che tutela le pubbliche amministrazioni dai rischi cyber, nel 2023 sono stati registrati oltre 6.800 tentativi di phishing legati a false comunicazioni istituzionali. Le finte multe, insieme alle notifiche bancarie contraffatte, rappresentano circa un terzo delle esche più utilizzate dai criminali informatici.

Le autorità parlano di un fenomeno “in forte crescita”. Per questo, davanti a un presunto verbale, la parola d’ordine resta una sola: verificare. Bastano pochi controlli per evitare di trasformare una semplice preoccupazione in un danno economico e in un furto di dati personali.

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