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L’ultimatum di Parigi: “Francesca Albanese deve lasciare l’Onu”

Pubblicato: 11/02/2026 17:28

La tensione tra Parigi e le Nazioni Unite raggiunge il punto di rottura, innescando un caso diplomatico che scuote i palazzi del potere europeo. Al centro della bufera c’è Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’Onu per i Territori palestinesi, la cui permanenza nell’incarico è ora seriamente minacciata da una richiesta di rimozione formale. La miccia è stata accesa dalle dichiarazioni rilasciate dall’esperta lo scorso 7 febbraio durante l’Al-Jazeera Forum di Doha, dove, secondo le ricostruzioni, avrebbe dipinto Israele come un’entità ostile ai valori universali. Nonostante Albanese abbia tentato di precisare su X che “il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina”, la puntualizzazione non è bastata a placare l’ira del governo francese.
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Il ministro degli Esteri di Parigi, Jean-Noël Barrot, è intervenuto con estrema fermezza davanti all’Assemblea Nazionale, denunciando una deriva che supererebbe i confini della legittima critica politica. Secondo il capo della diplomazia transalpina, le parole pronunciate puntano non al governo, ma a “Israele in quanto popolo e in quanto nazione”. Barrot ha dunque annunciato ufficialmente che il prossimo 23 febbraio, presso il Consiglio dei diritti umani dell’Onu, la Francia chiederà formalmente le dimissioni della relatrice, definendo le sue posizioni “assolutamente inaccettabili”.

Le accuse di antisemitismo e la “retorica demonizzatrice”

La pressione su Albanese era montata già nelle ore precedenti, alimentata dalle dure prese di posizione della deputata Caroline Yadan e di altri parlamentari. Yadan ha sollevato dubbi pesantissimi sul contesto in cui sono maturate le dichiarazioni, sottolineando la contemporanea presenza al forum di esponenti di spicco di Hamas e del governo iraniano. La parlamentare ha bollato l’intervento come una “retorica demonizzatrice con profonde radici antisemite”, ricordando che il mandato delle Nazioni Unite imporrebbe rigorosi criteri di “imparzialità, moderazione e senso di responsabilità”.

Il ministro Barrot ha rincarato la dose, tracciando un profilo della Albanese ben lontano da quello del tecnico super partes. Ha citato una “lunga lista di posizioni scandalose”, riferendosi a passate affermazioni che avrebbero sminuito la portata dei tragici eventi del 7 ottobre — da lui definiti “il peggior massacro antisemita dopo l’Olocausto” — o fatto ricorso a stereotipi sulla “lobby ebraica”. Per il governo francese, il confine tra analisi e militanza è stato ampiamente valicato: “Non è né un’esperta né indipendente; è un’attivista politica che diffonde discorsi d’odio”, ha sentenziato Barrot, concludendo che tali uscite finiscono per danneggiare la stessa causa palestinese.

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Ultimo Aggiornamento: 11/02/2026 19:07

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