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“Lascio il Pd”. Terremoto a sinistra, il big molla Elly Schlein così: l’annuncio

Pubblicato: 12/02/2026 15:34

«C’è ancora posto per noi riformisti di cultura liberaldemocratica dentro il Pd?». È la domanda che l’europarlamentare Pina Picierno ha rivolto alla segretaria Elly Schlein durante l’ultima direzione del partito, come riportato da Il Sole 24 Ore nell’intervista che ha acceso il dibattito interno ai dem.

Il confronto si è acceso in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, con la richiesta ai dirigenti e ai militanti di sostenere con decisione le ragioni del No. Una linea che ha messo in difficoltà l’area riformista, già critica verso quella che viene percepita come una svolta marcata a sinistra della segreteria Schlein.

Da tempo, i riformisti “doc” – quelli che non hanno seguito Stefano Bonaccini nell’ingresso in maggioranza – parlano di «aria irrespirabile» nel partito. Secondo questa componente, il Pd avrebbe smarrito le ragioni fondative dell’incontro tra le culture liberale, cattolica e socialista che avevano caratterizzato la nascita del progetto veltroniano.

In questo clima si inserisce l’addio dell’europarlamentare Elisabetta Gualmini, che annuncerà il passaggio al gruppo Renew Europe. Una scelta destinata a pesare negli equilibri interni e che potrebbe non restare isolata, alimentando interrogativi sul futuro dell’area riformista.

Gualmini, come Picierno, si è schierata a favore della separazione delle carriere dei magistrati e ha criticato duramente un video diffuso dai canali social del Pd in cui si equiparava a Casapound chi vota Sì al referendum. «Quindi chi sosteneva la mozione Martina al congresso del 2019 e il programma Pd del 2022 era fascista…», ha osservato polemicamente.

Ma la frattura non riguarda soltanto la giustizia. Centrale per i riformisti è la politica estera, a partire dal sostegno all’Ucraina e dal rafforzamento della difesa comune europea. Il presidente del Copasir Lorenzo Guerini chiede un chiarimento nel centrosinistra, soprattutto rispetto alle posizioni di M5s e Avs, contrari all’invio di armi a Kiev.

Il nodo politico è evidente: come costruire una coalizione credibile con differenze così profonde sulla collocazione internazionale dell’Italia? È la domanda che attraversa il dibattito interno al Pd, mentre la segreteria Schlein prova a tenere insieme le diverse anime del partito.

Per Gualmini la questione è anche di agibilità politica. Stop alle presenze nei talk televisivi e minore spazio negli interventi all’Europarlamento: per chi non si riconosce nella maggioranza schleiniana, sarebbe diventato difficile svolgere pienamente il proprio ruolo. Una decisione, la sua, definita «molto sofferta ma molto convinta».

Intanto, tra i riformisti si ragiona su un possibile progetto centrista. L’ex ministro Graziano Delrio immagina un contenitore più ampio, una sorta di “Margherita 4.0” dentro il campo largo. A riaccendere il dibattito è stato un incontro a Bologna tra Romano Prodi, Ernesto Maria Ruffini, Giuseppe Sala, Delrio e Paolo Ciani: ufficialmente uno scambio di auguri, politicamente un segnale che il cantiere del centro nel centrosinistra resta aperto.

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Ultimo Aggiornamento: 12/02/2026 15:35

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