
Nei primi giorni delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina c’è una storia che corre accanto alle gare: quella delle medaglie che si rompono. A far scattare l’allarme sono stati alcuni atleti, che sui social hanno mostrato difetti nei premi appena conquistati, con l’amarezza di vedere incrinarsi un simbolo che dovrebbe durare per sempre.
Il problema riguarda soprattutto il fissaggio tra il metallo e il cordino, cioè la parte che permette di indossare la medaglia al collo. Un dettaglio tecnico, ma decisivo: basta poco, tra abbracci e salti di gioia, perché il punto più delicato ceda.
Un caso che diventa nazionale
La vicenda ha rapidamente attirato l’attenzione dei media e ha spinto gli organizzatori a intervenire con chiarimenti ufficiali. La Zecca dello Stato, che ha curato la realizzazione delle medaglie, ha dato disponibilità a riparare i fissaggi difettosi.
Nel frattempo, ad alcuni vincitori è stata consegnata una medaglia sostitutiva, in attesa di riavere l’originale una volta sistemata: una soluzione tampone, pensata per non lasciare gli atleti senza il loro riconoscimento durante i giorni di competizione.
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Medaglie Olimpiadi invernali, l’avviso agli atleti vincitori e il cambio
Interpellati sul tema in conferenza stampa, i responsabili dell’organizzazione hanno provato a rassicurare atleti e opinione pubblica. Il portavoce del Comitato olimpico, Luca Casassa, ha spiegato: “Un numero limitato di medaglie ha presentato alcuni problemi. Il comitato organizzatore sta lavorando a stretto contatto con la Zecca italiana, responsabile delle medaglie. È stata individuata una soluzione e gli atleti in possesso delle medaglie sono invitati a restituirle affinché possano essere riparate. A titolo precauzionale stiamo richiamando alcune medaglie per garantire che la gioia di tutti gli atleti possa essere a ‘360 gradi’”.
Il messaggio è chiaro: il numero di casi sarebbe circoscritto, ma l’obiettivo è evitare che l’esperienza di chi vince venga segnata da un problema materiale. E così è partito l’invito a riconsegnare le medaglie interessate, per un intervento di riparazione.

Gli atleti: tra sostituzioni e attesa dell’originale
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, per chi è coinvolto resta forte il desiderio di riavere il prima possibile la propria medaglia originale. È il caso dell’oro nella discesa libera Breezy Johnson (Team Usa), che ha ricevuto un esemplare sostitutivo mentre il suo è in riparazione.
La sciatrice ha anche sottolineato differenze tra le due medaglie, esprimendo la speranza di rientrare presto in possesso di quella consegnata sul podio. Alla Reuters, la campionessa statunitense ha dichiarato: “Quella nuova non è ancora stata incisa e, ovviamente, non è quella che ho ricevuto in origine. In realtà sono curiosa, perché penso che siano riusciti a riparare alcune di quelle successive. Quindi ora mi chiedo se forse posso riavere la vecchia riparata”.

Breezy Johnson has already broken her medal after taking gold in the Women’s Downhill 😂👏🏆 pic.twitter.com/nefnE6Xllz
— TNT Sports (@tntsports) February 8, 2026
Il caso di Jackie Wiles e la fragilità nei festeggiamenti
Situazione simile anche per Jackie Wiles, bronzo nella combinata femminile. Anche lei ha ricevuto una medaglia sostitutiva dopo che l’originale si è rotta durante i festeggiamenti: un salto, un momento di entusiasmo, e proprio la parte che regge il nastro si è danneggiata.
Per lei, come per gli altri, l’auspicio è lo stesso: tornare presto ad avere tra le mani il cimelio autentico, quello ricevuto nel momento esatto della vittoria. Perché una medaglia può essere riparata, ma il suo valore – e la storia che porta addosso – è legato indissolubilmente a quell’istante sul podio.


