
Gli Stati Uniti hanno autorizzato cinque grandi compagnie energetiche, quattro europee e una americana, a riprendere le attività nel settore petrolifero e del gas in Venezuela. Tra queste figura Eni, insieme alle britanniche BP e Shell, alla spagnola Repsol e all’americana Chevron.
La decisione è contenuta in un documento pubblicato dal Dipartimento del Tesoro statunitense e rappresenta una significativa eccezione al regime di sanzioni imposto da Washington.
La licenza che crea un’eccezione alle sanzioni
Il provvedimento, identificato come licenza generale numero 50, autorizza specifiche transazioni legate alle operazioni petrolifere e del gas in Venezuela per le società indicate. Si tratta di una deroga rispetto alle sanzioni introdotte dagli Stati Uniti nel marzo 2025.
La particolarità del meccanismo riguarda la gestione dei flussi finanziari: i proventi dovranno transitare attraverso un conto controllato dal Tesoro americano, il Foreign Government Deposit Fund, attualmente localizzato in Qatar. In questo modo Washington mantiene un controllo diretto sui pagamenti e sulle entrate legate alle attività autorizzate.
Nuovi contratti ma con limiti
Oltre alla ripresa delle operazioni già esistenti, il quadro normativo consente alle compagnie coinvolte di negoziare nuovi accordi con la compagnia statale venezuelana PDVSA.
Restano però esclusi accordi relativi ai debiti pregressi e a eventuali beni espropriati in passato. Inoltre, le autorizzazioni non coprono transazioni con soggetti collegati a Paesi tuttora sottoposti a sanzioni statunitensi.
Chevron, che disponeva già di una licenza speciale, viene ora sostanzialmente allineata alle altre società, tra cui Eni.
Impatto economico e geopolitico
Il Venezuela possiede alcune delle più grandi riserve petrolifere al mondo, ma negli ultimi anni la produzione è stata fortemente limitata dalle sanzioni e dalle difficoltà strutturali del settore.
Per Eni e per le altre compagnie europee si tratta di un’opportunità di tornare a operare in un mercato strategico, pur in un contesto rigidamente controllato dagli Stati Uniti. Allo stesso tempo, la mossa segnala un cambio di approccio da parte di Washington: non una revoca generale delle sanzioni, ma un sistema di autorizzazioni mirate e supervisionate.
Resta da capire in che misura questa apertura potrà tradursi in un effettivo aumento della produzione e dell’export venezuelano, e quali effetti avrà sugli equilibri energetici internazionali.


