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Bannon ed Epstein: il patto segreto per far cadere Papa Francesco

Pubblicato: 14/02/2026 08:19

Il contenuto dei documenti recentemente divulgati dal Dipartimento di Giustizia americano traccia un quadro inquietante e complesso riguardo alle manovre politiche sotterranee che hanno caratterizzato l’era post-Trumpiana di Steve Bannon. Al centro di questo intreccio di potere si colloca un piano mirato a destabilizzare il soglio pontificio, orchestrato attraverso un dialogo fitto e dai toni aggressivi con il defunto finanziere Jeffrey Epstein. Le email scambiate nel corso del 2019 rivelano una strategia deliberata per colpire Papa Francesco, identificato da Bannon come uno dei principali ostacoli ideologici alla diffusione del movimento sovranista globale. L’ex stratega della Casa Bianca non usava giri di parole, dichiarando esplicitamente l’intenzione di voler stendere il Pontefice, inserendolo in una lista di nemici che comprendeva anche i Clinton, la leadership cinese e l’Unione Europea.

L’alleanza strategica tra Bannon ed Epstein

Il rapporto tra queste due figure, apparentemente distanti per ambiti di influenza, trovava un punto di convergenza nella volontà di alterare gli equilibri di potere internazionali. Bannon cercò attivamente di coinvolgere Epstein in una campagna di delegittimazione della figura papale, sfruttando la rete di contatti e le risorse del finanziere. Nelle comunicazioni del giugno 2019, emerge chiaramente come l’ideologo americano vedesse nel Pontefice un contrappeso pericoloso alla visione del mondo promossa da Donald Trump. Papa Francesco, con i suoi costanti richiami alla difesa dei migranti e la sua ferma condanna del nazionalismo esasperato, rappresentava il fronte morale opposto a quello sovranista. Per questa ragione, Bannon tentò di costruire una narrazione che potesse minare l’autorità del Vaticano dall’interno, cercando di trasformare la critica teologica in una vera e propria operazione di guerra psicologica e mediatica.

Lo strumento della cinematografia scandalistica

Uno degli elementi più significativi del piano riguardava la strumentalizzazione del libro intitolato In the Closet of the Vatican, scritto dal giornalista francese Frédéric Martel. Il volume, che analizza la presunta presenza di una vasta componente omosessuale tra il clero vaticano, fu individuato da Bannon come l’arma perfetta per scatenare uno scandalo senza precedenti. L’idea proposta a Epstein era quella di produrre un film basato su queste tesi, con il finanziere nel ruolo di produttore esecutivo. Bannon vedeva in questa operazione cinematografica il mezzo ideale per purificare la Chiesa secondo i propri canoni, ma in realtà il fine ultimo appariva chiaramente politico. Tuttavia, il tentativo di coinvolgere l’autore del libro fallì, poiché Martel intuì rapidamente che il suo lavoro di ricerca veniva usato come uno strumento di lotta politica anziché come una cronaca giornalistica. Anche biografi vicini a Papa Francesco hanno confermato che Bannon interpretò male la natura dell’opera, cercando di forzarne il significato per i propri scopi personali.

I documenti rivelano anche scambi di messaggi dal tono sarcastico e a tratti sinistro. In un’occasione, Epstein scherzò con il fratello riguardo all’invito del Papa presso la sua residenza per un massaggio, un riferimento che oggi appare particolarmente cupo alla luce delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il finanziere. Altrettanto rilevante è la citazione del Paradiso perduto di John Milton, utilizzata da Epstein in risposta a una email di Bannon che conteneva una condanna del Vaticano contro il populismo. Citando la celebre frase di Satana sulla preferenza di regnare all’inferno piuttosto che servire in paradiso, Epstein sembrava sancire una sorta di patto ideologico basato sulla ribellione alle autorità costituite, inclusa quella spirituale. Questi frammenti di conversazione mostrano quanto profondo fosse il risentimento verso le istituzioni che promuovevano la tolleranza e la solidarietà internazionale, viste come minacce dirette ai loro obiettivi di dominio e influenza globale.

Il contesto delle indagini e le ripercussioni

La diffusione di queste email si inserisce in un contesto investigativo più ampio che continua a far tremare le alte sfere della politica e dell’aristocrazia internazionale. Oltre ai complotti contro il Vaticano, i documenti del Dipartimento di Giustizia riportano l’attenzione su altre figure di rilievo, come il principe Andrea, descritto in una situazione di profondo isolamento sociale all’interno della famiglia reale britannica. Le trame tessute da Bannon e le sue connessioni con Epstein dimostrano come il tentativo di influenzare le grandi istituzioni mondiali non si fermasse davanti a nessun confine, nemmeno quello della religione. La volontà di provocare una caduta del Pontefice non era solo un desiderio velleitario, ma un progetto articolato che cercava di unire finanza, media e propaganda per scardinare le fondamenta morali dell’Occidente. Resta da vedere quanto queste rivelazioni influenzeranno l’opinione pubblica e la percezione della stabilità vaticana nei prossimi anni.

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