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“Noi ce ne andiamo di qua”. Colpo di scena a Milano Cortina, la nazionale lascia il Villaggio olimpico

Pubblicato: 14/02/2026 14:42

Il Villaggio olimpico è da sempre il simbolo più pop dei Giochi: atleti che si incrociano tra mensa, selfie e quell’aria da “campus globale” che dura il tempo di una cerimonia. Ma a Milano-Cortina 2026 non tutti vogliono farne la propria base.
Dopo le prime notti, la nazionale maschile di hockey del Canada ha deciso di lasciare il Villaggio e trasferirsi in un hotel a cinque stelle (la posizione non è stata resa nota). Una scelta che ha acceso curiosità e discussioni, ma che dentro lo spogliatoio viene raccontata in modo molto lineare: conta solo una cosa, puntare all’oro.

Dal Villaggio all’hotel: la scelta che fa discutere

Il portiere Logan Thompson ha messo subito un punto alle interpretazioni più maliziose: “Non lo stiamo facendo per offendere o qualcosa del genere. Vogliamo vincere l’oro e vogliamo darci la migliore opportunità possibile per farlo”.
Tradotto: niente snobismo, ma una scelta di routine, comfort e concentrazione. In un torneo ad altissima pressione, anche l’ambiente in cui dormi e recuperi può fare la differenza.

Il Villaggio olimpico a Milano-Cortina 2026

“Andiamo in hotel a 5 stelle”: squadra compatta e messaggio chiaro

Sulla stessa linea anche Darcy Kuemper: “Qualunque cosa faremo, la faremo come squadra. Prenderemo la decisione che riteniamo ci dia le migliori possibilità di vincere”.

Il concetto è semplice e molto “pro”: si decide insieme e si ottimizza tutto. Perché ai Giochi l’equilibrio tra energie mentali, recupero fisico e gestione del tempo è parte della prestazione, non un dettaglio di contorno.

Armstrong spegne le polemiche: “Non è una novità”

A ridimensionare il caso è intervenuto Doug Armstrong, general manager della squadra: “Penso che questa cosa abbia preso vita propria. Non è diverso dai tornei che abbiamo affrontato in passato. Volevamo semplicemente dare ai nostri giocatori l’opzione di stare dove si sentono più a loro agio per prepararsi alle partite”.
Armstrong ha ricordato che spostamenti simili erano già accaduti in precedenza, citando esempi durante le Olimpiadi di Vancouver 2010 e Sochi 2014. Insomma: scelta particolare, sì, ma non inedita.

La nazionale canadese di hockey ai Giochi

Il Villaggio resta sullo sfondo: avanti e indietro per vivere l’esperienza

Lasciare il Villaggio non significa tagliare fuori lo “spirito olimpico”. Thompson, 28 anni, ha spiegato che farà comunque avanti e indietro: “Continuerò comunque ad andare al Villaggio, facendo avanti e indietro. Vuoi vivere quell’esperienza. È bello incontrare altri atleti e voglio poterlo fare, così come assistere ad altri eventi olimpici”.
La sintesi è tutta qui: base operativa più protetta per prepararsi, ma porte aperte alla parte sociale dei Giochi. Perché il Villaggio resta un luogo unico, e rinunciarci del tutto sarebbe quasi contro natura.

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Le superstar che catalizzano tutto: Crosby e McDavid

Tra i più osservati ci sono Sidney Crosby, capitano dei Pittsburgh Penguins, e Connor McDavid, capitano degli Edmonton Oilers. Thompson ha raccontato cosa succede quando entrano in scena: “Vedi tutti che li fissano, perché sono delle superstar. È bello vedere come gli altri Paesi li notino e come tutti vogliano avvicinarsi per salutare Crosby, McDavid e gli altri”.

Non sorprende: Crosby guadagna in NHL circa 8,7 milioni di dollari a stagione, mentre McDavid supera i 12 milioni annui, a cui si aggiungono contratti pubblicitari importanti. In Canada sono più che sportivi: sono simboli. E anche chi, come Thompson e Kuemper, vive da anni in un hockey da stipendi milionari e standard altissimi, sa quanto contino strutture, staff e routine. Il trasferimento in hotel, in questa chiave, diventa una scelta di performance: massimizzare comfort e concentrazione per aumentare le chance di portare a casa l’oro.

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