
Un viaggio di circa venti chilometri, dalla zona di Perinaldo fino a Bordighera, con in auto il corpo senza vita della figlia di due anni e le altre due bambine. È questa l’ipotesi avanzata dalla procura di Imperia nella ricostruzione della tragedia in cui ha perso la vita la piccola Beatrice.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza del gip Massimiliano Botti, che ha disposto la custodia cautelare in carcere per la madre Manuela Aiello, 43 anni, accusata di omicidio preterintenzionale, la bambina sarebbe già deceduta da diverse ore al momento in cui è stata caricata in auto. La donna, tuttavia, respinge ogni accusa e sostiene che la figlia “dormisse ancora” quando l’ha presa in braccio.
Per il giudice e per la pm Veronica Meglio appare però “inverosimile” che, nel prenderla dal letto, trasportarla in macchina e poi rimetterla nella culla una volta rientrata a casa, la madre non si sia accorta delle condizioni della piccola.
Le indagini e il nodo delle contraddizioni
Decifrare cosa sia accaduto nelle ore precedenti alla chiamata al 118 rappresenta il punto centrale dell’inchiesta. Gli inquirenti stanno valutando anche l’ascolto delle due sorelline della bambina, o almeno della maggiore, con l’ausilio di psicologi e con tutte le garanzie previste per i minori, vista l’estrema delicatezza del caso.
Intanto è stata disposta l’autopsia sul corpo della piccola, mentre i carabinieri del RIS dei Carabinieri avvieranno gli accertamenti nell’abitazione di campagna del compagno della donna, Emanuel Iannuzzi, 42 anni, indagato a piede libero per concorso in omicidio preterintenzionale. La casa di Perinaldo è stata sequestrata perché indicata dalla madre come il luogo in cui avrebbe trascorso il fine settimana con le tre figlie.
Secondo gli investigatori, proprio quell’abitazione potrebbe essere il luogo in cui si sarebbe verificato il decesso.
Le lesioni e la tempistica del decesso
A orientare la ricostruzione investigativa è anche la relazione del medico legale, che avrebbe riscontrato sul corpo della bambina molteplici lesioni e traumi definiti “volontari”, alcuni compatibili con l’uso di oggetti contundenti. La morte sarebbe avvenuta, secondo le prime valutazioni, tra la mezzanotte e le due di notte.
La chiamata al 118, però, è stata effettuata solo alle 8.21 del lunedì mattina, pochi minuti dopo il rientro nella villetta di famiglia per preparare le altre figlie per la scuola. In un primo momento, ai carabinieri, la madre avrebbe riferito di una caduta dalle scale avvenuta nei giorni precedenti, versione poi ribadita anche davanti al gip, sostenendo di non aver mai fatto del male ai propri figli.
Le indagini proseguono per chiarire la dinamica dei fatti e verificare le incongruenze tra le dichiarazioni rese e gli elementi raccolti dagli investigatori.


