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Olimpiadi Milano-Cortina, Ilia Malinin spaventa il mondo: “Se mi accadesse qualcosa di brutto”

Pubblicato: 16/02/2026 13:23

Dalla gloria annunciata alla delusione più difficile da spiegare. La gara di pattinaggio artistico maschile si è trasformata in una delle pagine più inattese della competizione, con il grande favorito scivolato lontano dal podio dopo una serata complicata. A raccontare la propria versione dei fatti è stato lo stesso Ilia Malinin, il pattinatore statunitense soprannominato “Dio dei quadrupli”, che sui social ha deciso di rompere il silenzio e spiegare cosa si nascondesse dietro quel crollo improvviso.

Il ventunenne, considerato il dominatore annunciato della prova individuale dopo l’oro conquistato nel team event con la squadra Usa e il primo posto nel programma corto, ha affidato a Instagram parole intense e cariche di significato. “Sul palcoscenico più grande del mondo, coloro che sembrano i più forti potrebbero ancora combattere battaglie invisibili dentro di sé”, ha scritto Malinin, accompagnando il messaggio con un video che alterna le immagini delle lacrime versate venerdì a Milano-Cortina ai momenti di trionfo già collezionati in carriera.
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Il racconto del crollo e le frasi sui social

Nel lungo messaggio pubblicato online, Malinin ha parlato apertamente di “vile odio” e di una pressione diventata ingestibile: “Persino i ricordi più felici possono finire macchiati dal rumore. Il vile odio online attacca la mente e la paura la attira nell’oscurità, non importa quanto ci si sforzi di rimanere sani di mente, nonostante l’infinita e insormontabile pressione. Tutto si accumula mentre questi momenti ti scorrono davanti agli occhi, con il risultato di un inevitabile crollo. Questa è la versione della storia”.

Parole che hanno acceso il dibattito sul peso dell’odio sui social e sull’impatto psicologico che può avere anche su atleti abituati a palcoscenici internazionali. Ma a preoccupare ulteriormente i fan sono state altre due frasi pubblicate su TikTok. “A volte vorrei che mi accadesse qualcosa di brutto, così non dovrei farlo io stesso”, ha scritto il campione. E ancora: “Se dovessi scrivere un libro su tuo padre, quale sarebbe l’ultima frase? Niente fa più male che cercare di fare del tuo meglio e non essere comunque abbastanza”.

Un riferimento diretto alla figura paterna, Roman Skorniakov, ex olimpionico per l’Uzbekistan. La madre, Tatiana Malinina, anch’essa ex pattinatrice, ha scelto di dare al figlio il proprio cognome per renderlo meno riconducibile alle origini russe, visto che Ilia è nato negli Stati Uniti.

La gara a Milano-Cortina

La serata alla Milano Ice Skating Arena era iniziata con aspettative altissime. Malinin scendeva in pista per ultimo, con il pubblico pronto ad assistere a un’esibizione storica e magari al primo quadruplo Axel mai realizzato in un’Olimpiade. I primi quattro in classifica provvisoria, tra cui l’italiano Daniel Grassl, erano caduti, aumentando l’impressione che l’oro fosse ormai a portata di mano per il fuoriclasse americano.

Ma il primo elemento del programma ha segnato l’inizio della spirale negativa: il quadruplo Axel tentato si è trasformato in un salto semplice. Da lì in poi due cadute, salti declassati e un esercizio compromesso. Il backflip finale, eseguito quasi per inerzia, non ha inciso sul punteggio: quindicesimo nel programma libero, ottavo nella classifica generale.

Pressione olimpica e salute mentale

Il caso Ilia Malinin riapre il tema della pressione olimpica e della salute mentale degli atleti. Essere considerato il favorito assoluto, con un soprannome come “Quad God” e un palmarès già ricco a soli 21 anni, può trasformarsi in un peso difficile da sostenere. La combinazione tra aspettative, errori tecnici e attacchi online sembra aver contribuito a un crollo non solo sportivo ma emotivo.

Le parole del campione americano, citate integralmente nei suoi post, restituiscono l’immagine di un atleta che chiede di essere visto non solo come fenomeno tecnico, ma come persona. La delusione di Milano-Cortina resta un dato sportivo, ma il messaggio lanciato da Malinin va oltre il risultato: dietro ogni performance c’è una fragilità che il pubblico spesso fatica a riconoscere.

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