
Nuovi sviluppi nel caso della cosiddetta “famiglia del bosco”, una vicenda che da mesi resta al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria: tre minori, allontanati dai genitori, sono stati collocati in una casa famiglia. Un procedimento complesso, scandito da accertamenti, relazioni tecniche e decisioni del tribunale, che continua a dividere opinione pubblica e istituzioni.
Il fascicolo è ancora aperto e sotto la supervisione dell’autorità giudiziaria. Nel frattempo proseguono le valutazioni sul percorso dei bambini e sulle condizioni del nucleo familiare, tra verifiche periodiche e incontri protetti. In questo quadro, nelle ultime ore è emerso un documento destinato a riaccendere il dibattito.
Un caso ancora aperto tra servizi sociali e tribunale
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Famiglia nel bosco, la dura e triste lettera della mamma Catherine sui tre figli
È stata depositata agli atti una lunga lettera di denuncia firmata dalla madre, Catherine. Il documento è indirizzato alle figure nominate dal tribunale — la tutrice Maria Luisa Palladino e la curatrice Marika Bolognese — ed è stato inserito nel fascicolo giudiziario.
La missiva ha toni durissimi: Catherine contesta apertamente il lavoro degli assistenti sociali che da circa tre mesi seguono i figli nella struttura che li ospita. Un testo che, per contenuti e accuse, aggiunge pressione a un caso già delicato e seguito con grande attenzione.
La lettera depositata agli atti: destinatari e contenuto

“Ho dovuto guardare la completa distruzione, il trauma e l’ansia costante crescere nei miei tre figli, ogni giorno per quasi tre mesi. E le stesse persone che avrebbero dovuto proteggerli dal male stanno attivamente supportando tutto questo”.

Nella lettera la madre sostiene che le segnalazioni e le richieste dei bambini non sarebbero state ascoltate. “Le loro richieste d’aiuto – si legge nella missiva pubblicata in esclusiva dal quotidiano il Centro – sono state ignorate, liquidate, non credute e purtroppo non è stata intrapresa alcuna azione in loro favore. Invece sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe. Bugie sul fatto che non mi sarei impegnata ad avere un insegnante quando ce ne andremo e che sarei d’accordo con le bugie e le informazioni distorte e ingannevoli diffuse da questa struttura”.
Le accuse della madre e le parole riportate nella missiva
La donna parla apertamente di una “separazione forzata” e descrive un forte stato di sofferenza psicologica che, a suo dire, i figli starebbero vivendo. Da qui l’appello diretto alle istituzioni, con una richiesta netta.
“I bambini – è il suo appello – devono essere immediatamente restituiti alla madre e al padre, dove possono iniziare a guarire da questo stato incredibilmente traumatico che tutti e tre vivono ogni giorno!”. E ancora: “Sono costretta a vederli rompere le cose, farsi male, farsi del male a vicenda, disegnare aggressivamente sui muri – spiega ancora la donna -. Qualsiasi capacità di comprensione psicologica vi darebbe la preoccupante consapevolezza del trauma, della depressione e dell’ansia costante che questi tre bambini hanno manifestato fin dal primo giorno”.


