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Amber Glenn, chi è la stella Usa del pattinaggio: le lacrime in pista dopo un salto sbagliato, la depressione e il coming out

Pubblicato: 18/02/2026 13:43

Le ultime note di “Like A Prayer” risuonano nel palazzetto, poi il silenzio. Sul ghiaccio, Amber Glenn si inginocchia, porta le mani al petto e lascia che le lacrime scendano senza filtri. È un pianto che racconta pressione, sogni e fragilità. Il pubblico la accompagna con un’ovazione mentre raggiunge il suo allenatore, Damon Allen, stringendolo in un abbraccio che vale più di qualsiasi punteggio. Per la seconda volta in pochi giorni alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, la pattinatrice statunitense si lascia travolgere dall’emozione.

La scena diventa immediatamente simbolica: il volto dell’atleta americana, gli occhi rossi, il respiro spezzato. In un evento globale come le Olimpiadi invernali, ogni gesto si amplifica, ogni errore pesa il doppio. E per Glenn, 26 anni, il confine tra sogno e delusione si è fatto sottilissimo nel giro di pochi secondi.
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Il sogno olimpico e l’errore nel programma corto

Arrivata al programma corto con concrete ambizioni di medaglia, Glenn rappresentava una delle speranze più solide per gli Stati Uniti nel pattinaggio artistico femminile. Il suo avvio è impeccabile: il triple axel, uno dei salti più complessi in assoluto, è eseguito con precisione e sicurezza. Gli applausi confermano la qualità dell’esecuzione.

Ma subito dopo arriva l’errore decisivo. Il triple loop, elemento chiave della coreografia, si trasforma in un passaggio fatale: salto compromesso, punteggio azzerato per quell’elemento. Il totale finale, 67.39, la relega al 13° posto. Quando legge il risultato sul tabellone, Glenn si copre il volto. Le speranze di podio sembrano dissolversi in un istante.

Il parallelo con Ilia Malinin

Non è la prima delusione americana a questi Giochi. Pochi giorni prima, anche Ilia Malinin, considerato favorito per l’oro, aveva vissuto una gara complicata. “Mi sentivo come se tutti i momenti traumatici della mia vita mi stessero travolgendo”, ha raccontato Malinin. “C’erano così tanti pensieri negativi che non sono riuscito a gestirli”. Parole che sembrano riflettersi nello stato d’animo di Glenn.

Nel pattinaggio artistico, la componente mentale è determinante quanto quella tecnica. Basta un attimo di esitazione perché la perfezione si trasformi in errore. E quando la mente vacilla, il corpo la segue.

La battaglia personale e il ritorno

La storia di Amber Glenn non è solo sportiva. Da giovanissima conquista medaglie nel circuito internazionale, poi si ferma. Depressione, ansia e disturbi alimentari la costringono ad allontanarsi dal ghiaccio. Nel 2016 sceglie di tornare. La risalita è lenta, faticosa, ma nel 2019 torna sul podio internazionale e diventa tre volte campionessa nazionale.

La sua carriera diventa simbolo di resilienza: il talento non basta senza equilibrio mentale. Ogni medaglia conquistata dopo quel periodo rappresenta una vittoria personale oltre che sportiva.

Il coming out e l’esposizione pubblica

Nel 2019 Glenn fa coming out come bisessuale e pansessuale, diventando una delle figure più visibili del pattinaggio americano a sostegno della comunità LGBTQ+. Alla vigilia dei Giochi aveva parlato di un clima difficile, raccontando anche di aver ricevuto minacce di morte.

Il peso delle aspettative sportive si intreccia così con quello dell’esposizione pubblica. “La gente pensa che siamo sovrumani”, aveva detto Malinin prima dei Giochi. “Ma non lo siamo, siamo solo umani”. Una frase che sembra spiegare le lacrime di Glenn.

Il messaggio di Madonna e il Kiss and Cry

Poco prima della gara, Glenn aveva ricevuto un video di incoraggiamento da Madonna, autrice di “Like a Prayer”: “Devo dirtelo, ne sono rimasta sbalordita. Sei una pattinatrice incredibile. Così forte, così bella, così coraggiosa. Non riesco a immaginare che tu non possa vincere. Voglio solo augurarti buona fortuna. Vai a prenderti quell’oro”.

La sorpresa l’aveva lasciata senza parole: “Sono sotto choc. Sto letteralmente tremando. Oh mio Dio”.

Dopo l’esibizione, nel Kiss and Cry, Glenn sussurra: “Avevo tutto”. Il suo allenatore le ricorda: “Non è finita”. Perché resta il programma libero, quattro minuti che possono ancora cambiare la storia.

Le lacrime di Amber Glenn non raccontano solo un errore tecnico. Raccontano la pressione olimpica, la fragilità umana e la forza di chi, nonostante tutto, continua a scegliere il ghiaccio.

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