
Il riarmo europeo è sostenuto da Washington, ma a una condizione: l’Unione europea continui a rifornirsi in larga misura dall’industria militare americana. È questo il messaggio, dai toni tutt’altro che concilianti, arrivato dagli Stati Uniti nell’ambito della consultazione pubblica avviata dalla Commissione europea sulla revisione delle regole in materia di appalti nel settore della difesa.
Nel documento inviato a Bruxelles, il governo guidato da Donald Trump critica l’ipotesi di introdurre una clausola “Buy European”, che garantirebbe una corsia preferenziale alle aziende del Vecchio Continente nelle gare per forniture militari. Una prospettiva giudicata «sbagliata» e potenzialmente dannosa per l’equilibrio industriale transatlantico.
Il piano Ue per rafforzare l’industria della difesa
La proposta allo studio dell’esecutivo comunitario punta a rafforzare la base industriale europea della difesa, favorendo l’accesso delle imprese europee agli appalti pubblici finanziati con risorse comuni. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dall’estero, aumentare la capacità produttiva interna e sostenere l’autonomia strategica dell’Unione.
La possibile introduzione di una clausola “Buy European” rappresenterebbe un cambio di passo significativo: in caso di gare pubbliche, verrebbe data priorità ai fornitori europei, limitando di fatto la partecipazione di aziende extra-Ue, comprese quelle statunitensi che oggi coprono una quota rilevante delle forniture militari di molti Stati membri.
Il pressing del Pentagono
Nel contributo ufficiale presentato alla Commissione, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti esprime un sostegno formale al rafforzamento della difesa europea, ma pone paletti chiari.
Secondo Washington, gli sforzi di riarmo «non devono indebolire la base industriale della difesa transatlantica, compromettere la capacità collettiva di fornire equipaggiamenti o mettere a rischio i benefici economici condivisi». Il timore americano è che una svolta protezionista possa tradursi in una perdita di commesse per le aziende Usa, che da anni rappresentano fornitori chiave per numerosi Paesi europei.
Gli Stati Uniti sostengono inoltre che una preferenza europea rischierebbe di compromettere l’interoperabilità e la prontezza operativa della Nato, mettendo in discussione standard comuni e integrazione tecnologica tra alleati.
Il nodo Nato e le possibili ritorsioni
Nel documento americano viene richiamato anche il ruolo della Nato, sottolineando che una frammentazione delle forniture potrebbe incidere negativamente sulla coesione dell’Alleanza atlantica. Washington osserva inoltre che la difesa resta, per trattati, una competenza principalmente nazionale, e non esclusivamente europea.
Un ulteriore elemento di tensione riguarda il possibile impatto sugli accordi commerciali tra le due sponde dell’Atlantico. Gli Stati Uniti lasciano intendere che, qualora Bruxelles introducesse una clausola restrittiva, potrebbero riconsiderare alcune deroghe previste dal “Buy American”, il sistema che tutela le imprese statunitensi negli appalti pubblici federali.
In altre parole, l’eventuale scelta europea potrebbe innescare una reazione speculare da parte americana, con una chiusura più marcata del mercato Usa alle aziende europee del settore difesa.
Uno scontro industriale e strategico
Il confronto tra Bruxelles e Washington si inserisce in un contesto di forte crescita della spesa militare in Europa, spinta anche dalle tensioni geopolitiche degli ultimi anni. La questione non è soltanto commerciale, ma riguarda l’equilibrio tra autonomia strategica europea e integrazione transatlantica.
Da un lato, l’Unione europea punta a consolidare una propria capacità industriale e tecnologica nel campo della difesa. Dall’altro, gli Stati Uniti rivendicano la necessità di preservare un mercato aperto e integrato, che garantisca continuità economica e operativa all’intero sistema Nato.
Il dibattito è destinato a intensificarsi nei prossimi mesi, mentre la Commissione valuterà i contributi ricevuti prima di presentare eventuali proposte legislative.


