
Ora che il piccolo Domenico non c’è più, l’inchiesta sul trapianto di un cuore danneggiato accelera. Ai sei indagati, tra medici e infermieri dell’ospedale Monaldi, sono stati sequestrati i cellulari e notificati i primi avvisi di garanzia. L’atto è a tutela degli interessati, ma segna uno spartiacque: al momento è ipotizzato il reato di lesioni colpose, ma il fascicolo sarà presto aggiornato per omicidio colposo.
Il procuratore aggiunto Antonio Ricci si è recato in mattinata all’ospedale Monaldi. La salma del bambino è stata sequestrata e nei prossimi giorni sarà disposta l’autopsia.
Gli accertamenti riguardano in particolare gli eventi in sala operatoria e il caso dei box di ultima generazione lasciati nell’armadio. I pm ascolteranno il personale che era negli ospedali di Bolzano e Napoli da quando, la mattina del 23 dicembre, l’équipe partita dal Monaldi ha dato l’“ok cuore” al centro trapianti.

Sono sei gli indagati, tra medici e infermieri del Monaldi, coinvolti nell’espianto a Bolzano e nel trapianto a Napoli. L’inchiesta mira a ricostruire la sequenza completa degli eventi, comprese eventuali omissioni nella gestione dell’organo.
I legali di Guido Oppido, primario di cardiochirurgia del Monaldi, hanno diffuso una nota: “Di fronte al dramma di questo bimbo e al dolore della famiglia c’è solo cordoglio, commozione e profondo rispetto. Attendiamo fiduciosi la ricostruzione degli eventi, convinti che il nostro assistito abbia fatto tutto ciò che era professionalmente e umanamente possibile per salvare la vita del piccolo Domenico”.
Duro il commento di Francesco Petruzzi, avvocato della famiglia: “Il dottor Oppido stamattina non era neanche presente in ospedale a manifestare cordoglio. Siamo sconcertati dalla nota che abbiamo letto”.
L’organo trapiantato è stato trasportato a Napoli in un contenitore non di ultima generazione, custodito con ghiaccio secco fornito ai medici napoletani a Bolzano. Il Monaldi disponeva già dal 2023 di tre box Paragonix, più moderni, con controllo della temperatura e termometro esterno, dal costo di circa 7mila euro ciascuno, ma non sono stati usati.
Secondo l’audit interno, alcuni professionisti sostengono di non essere stati messi a conoscenza della disponibilità dei box. L’aggiornamento delle linee guida, risalente al 2025, ne suggerisce l’utilizzo, ma la formazione non è mai stata svolta nonostante l’invito via mail del vertice aziendale.
I carabinieri del Nas, coordinati dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Ricci, acquisiranno tutta la documentazione relativa all’acquisto dei contenitori, alle mail sulle linee guida e alla formazione del personale, per ricostruire ogni responsabilità nell’operazione.


