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Cuore bruciato, parla mamma Patrizia: “Grazie all’Italia, è diventato il figlio di tutti”

Pubblicato: 23/02/2026 17:21

Il dolore composto di una madre diventa il grido di giustizia di un’intera nazione. A quarantotto ore dalla scomparsa del piccolo Domenico, morto all’ospedale Monaldi dopo il tragico trapianto di un organo compromesso, Patrizia Mercolinoha rotto il silenzio per abbracciare idealmente l’Italia intera. Davanti ai cancelli del nosocomio napoletano, la donna si è commossa per l’ondata di affetto che ha travolto la sua famiglia: «Ho visto il tappeto di pupazzi fuori al Monaldi, bellissimo. Ne approfitto anche per ringraziare tutta l’Italia, per tutto il calore che stanno dimostrando a mio figlio. Veramente ringrazio tutti con tutto il cuore, Domenico è diventato il figlio di tutti». Un riconoscimento che Patrizia ha voluto estendere anche alla stampa, sottolineando come il lavoro dei cronisti sia stato fondamentale per rompere il muro di silenzio che circondava il caso: «Ringrazio anche voi giornalisti, perché senza di voi non sarebbe arrivato fino a qua tutto questo».

La Fondazione e la denuncia dello sciacallaggio

Nonostante il lutto atroce, Patrizia sta già lavorando per trasformare questa tragedia in un faro di speranza e legalità. L’obiettivo è la creazione di una fondazione in memoria di Domenico, un progetto che però deve fare i conti con il cinismo di chi sta cercando di lucrare sulla vicenda. Intervenuta ai microfoni di Ore 14 su Rai 2, la donna ha lanciato un monito severo contro le false raccolte fondi: «La fondazione è importante per mantenere viva la memoria di Domenico, per aiutare tutte quelle persone che sono state vittime di malasanità. E poi vorrei ricordare anche tutto questo sciacallaggio che c’è stato, stanno usando il nome di mio figlio per soldi, cosa che io non accetto. Io non ho mai avuto un euro, mai voluto un euro da nessuno». La determinazione della Mercolino è ferrea: nessuno deve sporcare il ricordo del bambino per fini personali.

Il cuore del dramma, tuttavia, resta il bisogno di chiarezza su quel trapianto fallito a dicembre. Patrizia ha denunciato un “buco” informativo durato 45 giorni, durante i quali sarebbe stata tenuta all’oscuro della reale entità dell’errore tecnico legato al ghiaccio secco. La verità, per lei, è arrivata solo attraverso le inchieste giornalistiche: «Ho saputo dai giornali che l’intervento non era andato come doveva, dopo un mese e mezzo. Mi avevano detto solo che il cuore non era partito e che ne dovevamo aspettare un altro. È arrivata l’ora della verità. Me lo devono e lo devono a mio figlio. Chiedo solo giustizia». Mentre i Nas tornano al Monaldi per nuovi accertamenti, le parole di Patrizia risuonano come un imperativo morale per gli inquirenti e per l’intera comunità scientifica.

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Ultimo Aggiornamento: 23/02/2026 18:17

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