
L’asse diplomatico tra Parigi e Washington si fa incandescente, segnando un nuovo capitolo di gelo nelle relazioni transatlantiche. Il caso è esploso questa sera, quando l’ambasciatore statunitense Charles Kushner, ufficialmente di stanza nella capitale francese, “non si è presentato” alla convocazione formale presso il ministero degli Esteri. Il richiamo al Quai d’Orsay era stato deciso dal governo francese a seguito delle controverse dichiarazioni rilasciate dall’amministrazione Trump riguardo alla morte di uno studente legato agli ambienti dell’estrema destra, un evento che ha acceso una miccia politica tra le due sponde dell’Oceano.
La risposta del governo francese non si è fatta attendere, affidata a una nota ufficiale dai toni duri ma tecnicamente ineccepibili. Il Ministero degli Esteri ha stigmatizzato l’assenza del diplomatico americano definendo il suo comportamento come una “incomprensione delle prerogative fondamentali della missione diplomatica”. Un gesto che rompe la prassi consolidata dei rapporti tra Stati, specialmente tra due alleati storici. Nonostante lo strappo, Parigi ha lasciato la porta socchiusa, precisando che: “Resta, naturalmente, possibile che l’ambasciatore Charles Kushner svolga le sue funzioni e si presenti al Quai d’Orsay in modo da poter avere i colloqui diplomatici necessari per appianare i motivi di irritazione che inevitabilmente sorgono in un’amicizia lunga 250 anni”.
Il precedente di Kushner e le ombre del passato
Non è un mistero che la figura di Charles Kushner, magnate dell’immobiliare e consuocero di Donald Trump, sia finita più volte nel mirino della diplomazia d’oltralpe. Già lo scorso agosto, l’ambasciatore era stato convocato per rendere conto di alcune affermazioni secondo cui l’esecutivo francese non stava operando con sufficiente vigore per contrastare “l’ondata” di antisemitismo nel Paese. All’epoca, però, la frizione era stata gestita diversamente: “In assenza dell’ambasciatore”, un incaricato d’affari dell’ambasciata americana si era presentato al suo posto per il colloquio chiarificatore.
Questa volta, invece, il mancato appuntamento sembra assumere i contorni di un vero e proprio sgarbo istituzionale, in grado di mettere a dura prova la tenuta dei rapporti bilaterali in un momento di estrema delicatezza internazionale. La diplomazia francese attende ora una mossa formale da parte degli Stati Uniti per evitare che questa “incomprensione” si trasformi in una rottura insanabile.


