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“Cosa gli hanno fatto prima di morire!”. David Rossi, l’ultima verità sul manager Mps

Pubblicato: 24/02/2026 08:26

A tredici anni dalla morte di David Rossi, il manager di Mps precipitato da una finestra di Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013, una nuova ricostruzione scuote il caso che per la magistratura senese era stato archiviato come suicidio. La seconda commissione parlamentare d’inchiesta, riunita a Palazzo San Macuto, annuncia oggi una svolta: secondo i consulenti incaricati, si sarebbe trattato di una aggressione culminata in omicidio.
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La perizia: “Rossi picchiato prima di cadere”

A presentare le conclusioni sono i consulenti della commissione presieduta da Giuseppe Vinci: l’esperto dei Ris Adolfo Gregori e il medico legale Robbi Manghi. Secondo quanto illustrato, le analisi tecniche – comprese quelle sull’orologio e sul polso della vittima, oltre alla revisione del video originale – indicherebbero che Rossi fu aggredito nel suo ufficio prima della caduta.

Gli accertamenti avrebbero evidenziato la compatibilità tra le lesioni riscontrate e una violenta colluttazione avvenuta all’interno della stanza. In particolare, emergerebbe che il manager sarebbe stato trattenuto per un polso prima di essere lasciato precipitare. Le conclusioni parlano di una “perfetta corrispondenza” tra quanto accaduto nell’ufficio e la dinamica del corpo sospeso all’esterno della finestra, sia sotto il profilo meccanico sia nella ricostruzione logica degli eventi.

Il presidente Vinci ha definito quella odierna “una svolta importantissima”, sottolineando che ulteriori approfondimenti sulle lesioni al volto avrebbero fornito risultati “inediti” e coerenti con l’ipotesi di una aggressione.

Magistratura e reazioni politiche

Nonostante la portata delle nuove valutazioni, dalla Procura di Siena non emergono segnali di riapertura immediata del caso. Il procuratore capo Andrea Boni ha dichiarato di aver attivato “quanto di propria competenza”. Tuttavia, secondo quanto riferito dal parlamentare Roberto Giachetti, il legale della famiglia Rossi, Carmelo Miceli, non avrebbe ricevuto comunicazioni ufficiali. Un silenzio che alimenta tensioni e interrogativi.

Tra i magistrati che si occuparono dell’indagine figurano Nicola Marini, Aldo Natalini, Antonino Nastasi, Salvatore Vitello, Fabio Maria Gliozzi e il gip Roberta Malavasi, che archiviò la morte come suicidio con “ragionevole certezza”.

Il processo a Genova e il ruolo delle Iene

Parallelamente, a Genova è in corso un procedimento per diffamazione che coinvolge il giornalista Antonino Monteleone, Marco Occhipinti e l’autore televisivo Davide Parenti, figura storica del programma Le Iene. L’accusa riguarda un’intervista all’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini, nella quale si faceva riferimento a presunti retroscena mai collegati formalmente agli errori investigativi.

La Procura di Genova ha archiviato le ipotesi relative a quei fatti, mentre il Csm non ha adottato provvedimenti disciplinari. Intanto, i pubblici ministeri che si occuparono del caso hanno proseguito la loro carriera senza sanzioni.

I legali della trasmissione hanno chiesto di acquisire gli atti delle commissioni parlamentari nel processo in corso. Il giudice Giulia Faggion, inizialmente orientato ad accogliere l’istanza, ha poi respinto la richiesta su indicazione della Procura.

Una verità ancora contesa

Il caso David Rossi torna dunque al centro del dibattito pubblico con un elemento destinato a pesare: la commissione parlamentare parla esplicitamente di omicidio, ribaltando la precedente conclusione di suicidio. Resta ora da capire se e come queste nuove risultanze tecniche incideranno sull’azione della magistratura e se potranno riaprire formalmente un’indagine che, per anni, ha diviso opinione pubblica e istituzioni.

La vicenda, segnata da zone d’ombra e contrapposizioni istituzionali, si conferma una delle pagine più controverse della storia recente legata alla crisi di Monte dei Paschi di Siena e alla morte del suo ex responsabile comunicazione.

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