
Il verdetto più atteso è arrivato oggi, 25 febbraio 2026, nell’aula della Corte d’Assise di Bergamo: Moussa Sangare è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Sharon Verzeni. La decisione dei giudici chiude un cerchio di dolore e indagini durato oltre un anno, accogliendo in toto la richiesta del pm Emanuele Marchisio, il quale ha insistito fino all’ultimo per il massimo della pena. In aula, a sostenere il peso di una sentenza che non restituisce la vita ma riconosce la colpevolezza, erano presenti i familiari della vittima: i genitori Maria Teresa Previtali e Bruno Verzeni, la sorella Melody, il fratello Christopher e il compagno Sergio Ruocco, tutti costituitisi parti civili con il patrocinio dell’avvocato Luigi Scudieri.

La tragedia risale alla notte del 30 luglio 2024, quando Sharon, 33 anni, fu accoltellata a morte mentre camminava per le strade di Terno d’Isola. Un’uscita serale solitaria, dettata dal desiderio di rimettersi in forma in vista del matrimonio con il fidanzato, trasformata in un massacro senza un perché. Sangare, 31enne originario di Suisio, era stato fermato dai carabinieri un mese dopo il delitto. Inizialmente, l’uomo aveva confessato per tre volte di aver scelto Sharon a caso, dichiarando di aver seguito «un’onda emotiva» e un «feeling», salvo poi tentare una clamorosa ritrattazione durante le fasi del processo.
Le aggravanti e la linea della difesa
Durante le repliche che hanno preceduto la camera di consiglio, il pubblico ministero ha ribadito con forza la solidità dell’impianto accusatorio, poggiato su tre aggravanti pesantissime: premeditazione, futili motivi e minorata difesa. Secondo l’accusa, Sangare uscì di casa quella notte con il preciso intento di uccidere. Di parere opposto l’avvocata difensore Tiziana Bacicca, la quale in prima istanza aveva invocato l’assoluzione per non aver commesso il fatto, tentando di insinuare il dubbio sulle responsabilità del suo assistito e sostenendo che le aggravanti contestate non fossero supportate da prove oggettive.
La Corte non ha però lasciato spazio a tesi alternative, confermando la brutalità di un gesto che ha spezzato una vita senza alcun movente apparente. L’avvocato di parte civile si è detto totalmente allineato con le conclusioni dell’accusa, sottolineando come la condanna all’ergastolo sia l’unica risposta possibile di fronte a una violenza così gratuita e feroce.


