
A distanza di 61 anni dalla prima esibizione di Ornella Vanoni al Festival di Sanremo, la kermesse rende omaggio alla grande artista milanese scomparsa lo scorso novembre con una serie di tributi che attraversano memoria, musica e affetti familiari. Era il 1965 quando debuttò sul palco dell’Ariston con “Abbracciami”, avviando un percorso che l’avrebbe portata a quattro partecipazioni, fino all’ultima nel 1970 con “L’eternità”.
Proprio questo brano sarà reinterpretato dalla nipote Camilla Ardenzi nella serata di mercoledì 25 febbraio, in uno dei momenti più attesi dell’edizione. Un omaggio dal forte valore simbolico, destinato a intrecciare la storia personale con quella artistica di una delle voci più iconiche della musica italiana. Il ricordo proseguirà anche nella serata delle cover, quando Patty Pravo canterà “Ti lascio una canzone” per celebrare l’amica e collega.
Classe 1999, nata e cresciuta a Milano, Camilla è figlia di Cristiano Ardenzi, medico e unico figlio della cantante, nato dalla relazione con il produttore Lucio Ardenzi. Nonostante la fama della nonna, la famiglia ha sempre scelto di proteggerla dal mondo del gossip, garantendole una vita il più possibile normale insieme al fratello Matteo, lontana dai riflettori che hanno accompagnato per decenni la carriera di Vanoni.
Il legame tra nonna e nipote è stato descritto più volte come profondo e autentico. La stessa Vanoni aveva raccontato pubblicamente quanto i nipoti fossero stati la sua “salvezza” e il suo “grande amore della maturità”, sottolineando il carattere libero e coraggioso di Camilla, capace a soli 18 anni di partire da sola per la Nuova Zelanda, dove ha vissuto per diversi anni prima di rientrare in Europa con nuove esperienze, tra cui il diploma di insegnante di yoga e quello di cuoca.
Una personalità indipendente e cosmopolita, oggi divisa tra diverse città europee e un percorso creativo in evoluzione. Pur mantenendo uno stile di vita riservato e lontano dai riflettori, negli ultimi tempi si è avvicinata sempre di più al mondo della musica, come dimostrato anche dal duetto con Diodato a “Che tempo che fa”, dove ha parlato del ricordo sensoriale e poetico della nonna, definendone la presenza ancora viva nelle canzoni e nei suoi abiti.
Sui social emergono soprattutto frammenti di quotidianità, passioni per il mare, fotografia artistica e amicizie, in una narrazione coerente con una scelta di discrezione che riflette la sua identità lontana dalle dinamiche dello spettacolo. L’esibizione all’Ariston segna così non solo un tributo artistico, ma anche un passaggio generazionale nel segno della memoria e della libertà espressiva che ha sempre contraddistinto la figura di Ornella Vanoni.


