
Mentre Carlo Conti difende in conferenza stampa gli ascolti di Sanremo 2026, parlando di “mille fattori” e perfino di “bel tempo”, fuori dall’Teatro Ariston c’è chi analizza il Festival con toni ben più diretti. È il caso di Giancarlo Magalli, intervenuto al Covo Rolling Stone con giudizi tutt’altro che morbidi sulla prima serata del Festival di Sanremo.
Nel mirino dell’ex conduttore Rai finisce soprattutto la gestione del palco e l’equilibrio tra i protagonisti. Magalli ha parlato di una serata poco coinvolgente, sostenendo che l’impianto generale non abbia convinto fino in fondo il pubblico di Rai 1.
L’osservazione più pungente riguarda Laura Pausini. Secondo Magalli, la popstar non sarebbe apparsa del tutto serena: “Mi è sembrata un po’ nervosa, non completamente a suo agio”. Un’impressione che ha alimentato il dibattito sui social.

“Quando metti sul palco una cantante straordinaria come lei, con una reputazione internazionale, è naturale che non voglia essere relegata al ruolo di semplice valletta”, ha aggiunto Magalli, ipotizzando una possibile tensione nella gestione dei tempi tra la co-conduttrice e Conti.
Diverso invece il giudizio su Can Yaman, altro volto della prima serata. “È rimasto al suo posto. Ha parlato poco, ma il pubblico voleva vederlo più che ascoltarlo”, ha commentato Magalli, sottolineando come la sua presenza fosse più scenica che narrativa.
Non meno severa l’analisi sul cast in gara. Secondo Magalli, molti nomi sarebbero risultati poco noti al pubblico tradizionale di Rai 1, con un cartellone privo di una vera “via di mezzo” capace di unire generazioni diverse. “Per sentire un nome davvero familiare bisognava aspettare Patty Pravo”, ha osservato.

Il conduttore ha poi criticato l’assenza di grandi comici in grado di reggere il palco dell’Ariston. Nel farlo ha preso le difese di Andrea Pucci, finito recentemente al centro di polemiche: “Mi ha sempre fatto ridere, trovo esagerato etichettarlo in modo politico”.
Magalli ha ricordato anche un precedente illustre, citando lo smarrimento di Maurizio Crozza davanti a un pubblico ostile all’Ariston. Un esempio, secondo lui, di quanto possa essere rischioso esporsi su quel palco senza il giusto clima.
La conclusione è una sorta di monito: “A Sanremo, se parti male è difficile riprendersi”. Un giudizio netto che pesa sulla percezione della kermesse e riaccende il dibattito su cast, ascolti e scelte artistiche dell’edizione 2026.


