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Iran, la Spagna nega l’uso delle basi agli Usa. Trump: “Taglieremo tutti i commerci”

Pubblicato: 03/03/2026 18:46
trump super bowl

La Spagna si sfila dall’operazione militare statunitense contro l’Iran e nega l’utilizzo delle proprie basi agli Stati Uniti. Una decisione che ha immediatamente provocato la reazione del presidente americano Donald Trump, che ha definito Madrid “un alleato terribile” minacciando di “tagliare tutti i commerci”.

Il governo guidato da Pedro Sánchez ha chiarito che dalle basi di Morón de la Frontera, in Andalusia, e di Rota, in provincia di Cadice, non è stata né verrà fornita assistenza agli attacchi contro Teheran. Una posizione ribadita pubblicamente dall’esecutivo, che si dice pronto ad assumersi le eventuali conseguenze politiche.

Le ragioni di Madrid: “Serve una cornice di legalità internazionale”

La linea della Spagna si fonda su un principio preciso: l’operazione militare non è coperta da una risoluzione delle Nazioni Unite e non rientra nei termini dell’accordo bilaterale che disciplina la presenza statunitense nelle basi spagnole.

La ministra della Difesa Margarita Robles ha spiegato che l’intesa con Washington “deve operare nel quadro della legalità internazionale”. Secondo Madrid, l’azione militare condotta da Israele e Stati Uniti sarebbe un’iniziativa unilaterale, priva del sostegno di una risoluzione internazionale.

Una posizione che richiama apertamente il rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, principio ribadito anche dal ministro degli Esteri José Manuel Albares, che ha parlato di una scelta in linea con il multilateralismo e con il sentimento della maggioranza della popolazione spagnola.

La reazione di Trump e il nodo Nato

La risposta americana non si è fatta attendere. Durante una conferenza stampa nello Studio Ovale, dopo l’incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Trump ha criticato duramente la postura di Madrid, sostenendo che la Spagna sarebbe l’unico Paese della NATO a non aver accettato il tetto di spesa per la difesa pari al 5% del Pil.

Il presidente statunitense ha affermato che “nessuno può dirci di non usare le basi”, accusando la leadership spagnola di non essere all’altezza. Merz è intervenuto per rassicurare Washington, dichiarando che Berlino sta cercando di convincere Madrid ad aderire all’obiettivo del 5%.

La tensione si inserisce in un quadro più ampio di pressione americana sugli alleati europei per un aumento significativo delle spese militari e per una maggiore allineamento strategico nelle crisi internazionali.

Le conseguenze operative: aerei spostati in Germania

Sul piano pratico, la decisione spagnola ha già prodotto effetti. Alcuni aerei cisterna statunitensi KC-135 presenti nelle basi di Morón e Rota sono stati trasferiti in Germania. Restano invece operativi due cacciatorpediniere statunitensi di stanza a Rota, attualmente impiegati nel Mediterraneo orientale.

La Spagna mantiene inoltre circa mille militari impe­gnati in missioni nella regione, tra Libano, Iraq e Turchia, a conferma di un coinvolgimento che resta circoscritto agli impegni multilaterali già in essere.

Le critiche di Israele e la frattura europea

La scelta di Madrid ha suscitato critiche anche da parte israeliana. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato la Spagna di schierarsi “con tutti i tiranni del mondo”, evocando precedenti prese di posizione su Hamas e sugli Houthi.

La distanza della Spagna emerge anche rispetto ad altri Paesi europei. Francia, Germania e Regno Unito hanno aperto alla possibilità di “azioni difensive proporzionate” in risposta agli attacchi attribuiti a Teheran nel Golfo e contro Cipro. Madrid, invece, rivendica una linea autonoma fondata su criteri giuridici e non su automatismi politico-militari.

Evacuazioni dal Medio Oriente e il caso Juan Carlos

Nel frattempo sono iniziate le operazioni di evacuazione dei cittadini spagnoli presenti in Medio Oriente, stimati in circa 30 mila dal ministero degli Esteri. Un primo volo è partito da Abu Dhabi con 175 persone a bordo.

Non risulta tra gli evacuati il re emerito Juan Carlos I, residente negli Emirati Arabi Uniti dal 2020. Secondo fonti riportate dalla stampa spagnola, l’ex monarca si troverebbe ad Abu Dhabi e sarebbe “tranquillo e al sicuro”, pur in un contesto di crescente instabilità regionale.

La crisi diplomatica tra Madrid e Washington resta aperta. La Spagna rivendica una scelta coerente con il diritto internazionale; gli Stati Uniti chiedono compattezza tra alleati. Sullo sfondo, un conflitto che continua a ridefinire equilibri e alleanze.

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