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“Lo hanno fatto sparire”. Guerra, il dramma del calciatore della nazionale

Pubblicato: 03/03/2026 17:04

Il Medio Oriente è entrato in una nuova e pericolosa fase di instabilità dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran per 36 anni. Secondo quanto riportato da fonti internazionali, il leader sarebbe rimasto ucciso in un attacco congiunto attribuito a Israele e Stati Uniti, evento che ha innescato un effetto domino in tutta la regione.

Il conflitto si è rapidamente esteso coinvolgendo anche il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e altri Paesi dell’area. Missili e droni sono diventati strumenti quotidiani di guerra, mentre le principali borse mondiali hanno reagito con forti ribassi e i prezzi di gas e carburanti hanno registrato un’impennata.

In questo scenario già esplosivo si inserisce la misteriosa scomparsa di Rashid Mazaheri, ex portiere della nazionale iraniana, 36 anni. In passato protagonista con club come Zob Ahan, Tractor, Esteghlal e Sepahan, il calciatore è sparito nel nulla pochi giorni prima dell’uccisione di Khamenei.

Alla base della vicenda ci sarebbe un duro messaggio pubblicato su Instagram, nel quale Mazaheri aveva definito la guida suprema “Satana”, accusandolo delle repressioni sanguinose contro i manifestanti. Parole pesanti, accompagnate da una frase destinata a far rumore: “La storia ti giudicherà come criminale e assassino. Rashid non si arrende, non ha paura e non tacerà”.

All’alba del 25 febbraio, secondo le ricostruzioni, agenti della sicurezza avrebbero fatto irruzione nella sua abitazione, sequestrando dispositivi elettronici e notificando un mandato di arresto. Il contenuto del post è stato rapidamente rimosso dai social, mentre da quel momento si sono perse le tracce dell’ex portiere.

A denunciare pubblicamente l’accaduto è stata la moglie, Maryam Abdollahi, che ha parlato di anni di pressioni, arresti e minacce subite dal marito. La donna ha dichiarato che la responsabilità della sua incolumità ricadrebbe direttamente sul governo, sottolineando come Mazaheri avesse scelto di restare in patria nonostante i rischi.

Nel frattempo, l’Iran vive giorni drammatici tra attacchi militari e blackout frequenti anche nella capitale Teheran. In questo clima di guerra e isolamento informativo, ottenere notizie attendibili sul destino del calciatore appare estremamente difficile.

Sui social network cresce la preoccupazione. Numerosi utenti parlano apertamente del timore che l’ex numero uno della nazionale sia stato “fatto sparire”, alimentando sospetti e teorie sulla sua sorte. L’hashtag con il suo nome è diventato virale, trasformando il caso in un simbolo della repressione e dell’instabilità che attraversano il Paese.

La scomparsa di Mazaheri si inserisce così in un contesto di crisi politica e conflitto armato che scuote l’intera regione. Mentre il Medio Oriente brucia e la comunità internazionale osserva con apprensione, resta aperto l’interrogativo sul destino del calciatore e sulle possibili ripercussioni interne in un Iran già profondamente segnato dalla guerra.

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