
Il settimanale satirico francese Charlie Hebdo torna a far discutere con una nuova copertina destinata a suscitare polemiche. Nel numero in edicola da oggi, mercoledì 4 marzo 2026, la rivista pubblica una vignetta dedicata ad Ali Khamenei, rappresentato in modo estremamente provocatorio dopo la sua uccisione nelle prime ore della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele iniziata sabato.
La copertina, firmata dal direttore Riss (pseudonimo di Laurent Sourisseau), mostra un water aperto sopra un cumulo di macerie. All’interno emergono solo alcuni elementi riconducibili alla figura dell’ex Guida Suprema iraniana: il turbante grigio e un paio di occhiali con gli occhi visibili, accompagnati dalla scritta funeraria: “Ali Khamenei, 1939-2026”.
Una rappresentazione volutamente dissacrante, in linea con la tradizione del settimanale francese, noto per la sua satira radicale contro ogni forma di potere religioso o politico.
Ali Khamenei 1939-2026
— Charlie Hebdo (@Charlie_Hebdo_) March 3, 2026
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La satira contro i leader religiosi
La scelta della rivista si inserisce nella linea editoriale storica di Charlie Hebdo, da sempre critica verso le autorità religiose di ogni confessione. Nel corso degli anni il giornale ha pubblicato vignette contro figure dell’Islam, del cattolicesimo e di altre religioni, rivendicando una visione laica e anticlericale della satira.
Nel caso di Ali Khamenei, la redazione sottolinea il doppio ruolo ricoperto dall’ayatollah: guida religiosa e al tempo stesso leader politico della Repubblica islamica. Secondo la rivista, la concentrazione di potere religioso e statale e la repressione esercitata dal regime iraniano giustificherebbero una critica satirica senza attenuanti.
La copertina rappresenta quindi, nelle intenzioni degli autori, una sorta di epitaffio ironico e impietoso, coerente con lo stile provocatorio che ha reso celebre la testata francese.
L’editoriale di Riss: «Nessuna pietà per i tiranni»
Accanto alla vignetta, nel numero in edicola compare un editoriale del direttore Riss, che affronta apertamente la questione della legittimità dell’eliminazione del leader iraniano.
Nel testo il direttore si chiede se gli Stati Uniti possano avere il diritto di eliminare un capo di Stato che considerano ostile. Formalmente, scrive, la risposta sarebbe negativa. Tuttavia pone un interrogativo più ampio sulla possibilità di invocare la legalità internazionale nei confronti di un regime che, a suo giudizio, dal 1979 avrebbe violato sistematicamente diritti umani e diritto internazionale, reprimendo il proprio popolo.
L’editoriale assume quindi un tono politico esplicito, affiancando alla satira un giudizio duro sul sistema di potere iraniano.
Il peso dell’attentato del 2015
La posizione di Riss è anche legata alla storia personale del direttore e della redazione. Laurent Sourisseau è infatti uno dei sopravvissuti all’attentato jihadista del 7 gennaio 2015, quando due terroristi affiliati ad Al-Qaeda attaccarono la sede della rivista a Parigi.
Nell’assalto morirono 12 persone, tra cui il direttore di allora Stéphane Charbonnier (Charb) e diversi disegnatori storici del giornale. L’attacco fu motivato dalla pubblicazione di vignette considerate offensive nei confronti del profeta Maometto.
Dopo la strage, la redazione di Charlie Hebdo ha continuato a pubblicare il settimanale sotto strettissime misure di sicurezza, ribadendo più volte la volontà di non rinunciare alla propria linea editoriale basata sulla libertà di espressione e sulla satira senza limiti.
Una tradizione di provocazione
La nuova copertina dedicata a Ali Khamenei si inserisce quindi in una tradizione ormai consolidata per la rivista francese: usare la satira come strumento di critica radicale contro il potere, anche a costo di provocazioni estreme.
Nel contesto internazionale già segnato dalle tensioni legate al conflitto con l’Iran, la vignetta è destinata a riaccendere il dibattito sul confine tra libertà di espressione, satira politica e rispetto delle sensibilità religiose, tema che accompagna Charlie Hebdo da oltre un decennio.


