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Una fregata tricolore con sistema anti-droni per difendere Nicosia

Pubblicato: 04/03/2026 07:36

Un segnale al Golfo, l’altro all’Europa. Nel vertice convocato a Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si confronta con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e con il titolare della Difesa Guido Crosetto. Sul tavolo, la doppia priorità: sostenere gli alleati in Medio Oriente e rafforzare la sicurezza di Cipro, esposta ai rischi dell’escalation con l’Iran.

Parigi si è già mossa in favore di Nicosia. L’Italia, forte della sua storica presenza navale nel Mediterraneo, valuta ora l’invio di una fregata nei pressi dell’isola per contribuire alla difesa aerea e alla protezione del traffico mercantile. A bordo, sistemi in grado di neutralizzare i droni iraniani, sempre più centrali nella strategia militare di Teheran.

Non è una decisione semplice. Fino alla scorsa settimana la fregata Virginio Fasan era schierata nel Mediterraneo orientale, mentre la Federico Martinengo – già operativa nel Canale di Sicilia – può raggiungere Cipro in circa 48 ore. Le unità Fremm sono dotate di radar capaci di individuare minacce a 200 chilometri e di missili Aster 30, con un raggio d’azione di circa 100 chilometri.

Il vero punto di forza, però, è il cannone da 76 millimetri a tiro rapido, rivelatosi particolarmente efficace contro i droni. Dopo la missione nel Mar Rosso contro le milizie Houthi, la Marina italiana ha maturato un’esperienza operativa preziosa nel contrasto a droni e missili cruise, gli stessi impiegati dai Pasdaran e da Hezbollah.

Sulla carta esiste anche un’altra opzione: il cacciatorpediniere lanciamissili Caio Duilio, dotato del radar più potente della flotta e capace di garantire una copertura fino a 350 chilometri. L’unità dispone anch’essa di missili Aster 30 e può intercettare anche missili balistici, offrendo una protezione di livello superiore.

Ma il dossier Cipro si intreccia con un’altra emergenza: la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Uno snodo strategico per le rotte energetiche globali, da cui transita una quota significativa di petrolio e gas destinati all’Europa. Un blocco prolungato avrebbe effetti immediati su energia, inflazione e crescita.

La lezione della guerra in Ucraina è ancora viva: la sicurezza energetica è un pilastro della sovranità nazionale. L’Italia, con stoccaggi al 47% contro una media Ue del 30%, parte da una posizione relativamente solida. Ma una lunga crisi in Medio Oriente metterebbe sotto pressione i mercati, con un rialzo dei prezzi di gas e petrolio e ripercussioni su famiglie e imprese.

Il nodo più delicato riguarda il Gnl del Qatar, che copre circa l’11% del fabbisogno totale di gas italiano e quasi il 45% delle importazioni di gas naturale liquefatto. Una contrazione delle forniture nel medio periodo farebbe impennare i prezzi e alimenterebbe una nuova spirale inflattiva, con effetti su competitività industriale e investimenti.

Per questo la premier ha chiesto aggiornamenti costanti agli amministratori delegati di Eni e Snam, incaricandoli di elaborare scenari di rischio nel breve e medio termine. Intanto, dal Golfo arrivano richieste esplicite per il sistema di difesa aerea Samp-T: gli Emirati Arabi Uniti si sono fatti avanti, così come Kuwait e lo stesso Qatar. La decisione italiana è attesa nelle prossime ore, tra equilibri militari e interessi strategici.

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