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Terrorismo, l’intelligence avverte: la minaccia iraniana cresce. Mantovano: rischio alto anche per l’Italia

Pubblicato: 05/03/2026 08:06

L’allerta terrorismo torna al centro dell’attenzione istituzionale mentre la guerra in Medio Oriente continua ad allargarsi e a cambiare gli equilibri geopolitici globali. La relazione annuale dell’intelligence italiana sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata alla Camera, descrive uno scenario internazionale sempre più instabile, segnato da conflitti diffusi e da un progressivo indebolimento degli equilibri democratici. Oggi nel mondo sono in corso 61 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, mentre il 72 per cento della popolazione globale vive in Paesi governati da autocrazie, un dato in forte crescita rispetto al 49 per cento registrato nel 2004. In questo contesto, spiegano i servizi, cresce inevitabilmente anche il rischio di terrorismo in Europa e in Italia, alimentato dall’intreccio tra tensioni geopolitiche, radicalizzazione ideologica e nuove tecnologie.

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La minaccia iraniana e il rischio di escalation

Uno dei passaggi più delicati del rapporto riguarda la possibile escalation legata all’Iran. L’ipotesi era già presente nelle analisi precedenti dell’intelligence, ma oggi assume contorni più concreti alla luce dell’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla sicurezza, Alfredo Mantovano, ha spiegato che “la minaccia terroristica di matrice iraniana e sciita verso l’Europa è alta da tempo” e che l’attuale guerra contribuisce ad alimentare pulsioni antiamericane e antisraeliane in diversi ambienti radicalizzati. Secondo i vertici dei servizi, il rischio principale per l’Europa e per l’Italia deriva soprattutto da lupi solitari o da cellule dormienti, capaci di agire autonomamente ma spesso ispirate da reti ideologiche o propagandistiche che operano a livello internazionale. Le città più a rischio ovviamente sono Roma e tutte quelle dove è presente una base Nato.

Russia, sabotaggi e guerra ibrida

Se il Medio Oriente rappresenta il focolaio più caldo dal punto di vista militare, per l’Europa il pericolo strategico principale resta la Russia. Nella relazione dell’intelligence si sottolinea come per il Cremlino l’Unione europea sia ormai il principale blocco antagonista. La pressione non si manifesta soltanto sul piano militare ma soprattutto attraverso la cosiddetta guerra ibrida, fatta di cyberattacchi, campagne di disinformazione e operazioni clandestine contro infrastrutture sensibili. Gli attacchi contro infrastrutture critiche europee, si legge nel documento, sono più che quintuplicati tra il 2023 e il 2025, segno di una strategia sistematica di destabilizzazione che punta a colpire i punti più vulnerabili delle società occidentali.

L’estremismo interno e la radicalizzazione dei minori

Sul fronte interno, la minaccia più concreta continua a provenire dall’area anarchica e insurrezionalista. La relazione cita in particolare i sabotaggi alle linee ferroviarie collegati alla protesta contro le Olimpiadi Milano-Cortina, interpretati come un segnale della capacità di colpire infrastrutture sensibili e di organizzare azioni coordinate. Ma accanto alle forme tradizionali di estremismo emerge anche un fenomeno più recente e difficile da monitorare: la radicalizzazione dei minori. Gli analisti segnalano che non sempre si tratta di percorsi ideologici strutturati; spesso nasce piuttosto da una fascinazione per la violenza, alimentata dalla crescente esposizione a contenuti estremi che circolano online e che sono facilmente accessibili anche su piattaforme social mainstream.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Proprio la tecnologia rappresenta uno dei fili conduttori della relazione. Secondo il direttore del Dis, Vittorio Rizzi, le innovazioni digitali funzionano come “acceleratori dei processi”, ma allo stesso tempo aprono nuove vulnerabilità per la sicurezza. L’intelligenza artificiale viene già utilizzata in diversi contesti radicali per generare propaganda, organizzare raccolte di finanziamento e persino pianificare azioni violente. I chatbot più avanzati, spiegano gli analisti, possono indirizzare gli utenti verso contenuti estremisti o fornire indicazioni per la costruzione di ordigni artigianali. Un caso di questo tipo è stato individuato anche in Italia, dove un minore aveva condiviso con un chatbot l’idea di organizzare un attentato, episodio che ha fatto scattare l’intervento delle autorità e che conferma come il terreno digitale sia ormai uno dei fronti più delicati nella lotta al terrorismo.

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