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Beirut sud evacuata: Israele ordina la fuga a centinaia di migliaia di civili. Il Libano sull’orlo della guerra civile

Pubblicato: 05/03/2026 20:00

Il Libano vive ore di paura. Le sirene, i messaggi sui telefoni, gli avvisi diffusi dall’esercito israeliano: tutto converge verso un unico ordine, lasciare immediatamente le case. Israele ha intimato ai residenti dei quartieri meridionali di Beirut di evacuare l’area, una zona densamente popolata dove vivono centinaia di migliaia di persone e che da anni rappresenta la principale roccaforte di Hezbollah. L’ordine riguarda in particolare la grande periferia meridionale della capitale, il vasto agglomerato urbano conosciuto come Dahiyeh, un territorio dove si concentrano sedi politiche, strutture logistiche e abitazioni legate al movimento sciita. Nel giro di poche ore le strade si sono riempite di auto, famiglie e bagagli improvvisati: una fuga caotica che ha paralizzato la città e riportato alla memoria i momenti più drammatici delle guerre passate.

La decisione israeliana arriva in un momento in cui l’intero Medio Oriente è attraversato da una escalation militare che rischia di travolgere anche il fragile equilibrio libanese. Dopo i raid contro obiettivi legati all’Iran e l’intensificarsi degli scontri con Hezbollah lungo il confine settentrionale di Israele, la possibilità che il Libano diventi il secondo grande fronte del conflitto è ormai considerata concreta. L’ordine di evacuazione riguarda una popolazione che, secondo diverse stime, potrebbe arrivare a 300.000 persone o anche di più se si considera l’intera area metropolitana meridionale di Beirut. Per molti civili significa abbandonare in fretta abitazioni, negozi e interi quartieri che potrebbero diventare bersaglio di bombardamenti.

Beirut svuotata e la minaccia di nuovi bombardamenti

I quartieri meridionali della capitale libanese non sono una periferia qualunque. Qui si trova il cuore politico e militare di Hezbollah, l’organizzazione sciita che da anni rappresenta il principale alleato dell’Iran nella regione e che dispone di un arsenale considerato tra i più vasti del Medio Oriente non statale. Israele sostiene che in queste aree siano presenti infrastrutture militari, depositi di armi e centri di comando. Per questo l’ordine di evacuazione viene interpretato come il preludio a bombardamenti su larga scala destinati a colpire direttamente la rete militare del movimento.

Le immagini che arrivano da Beirut raccontano di un clima di forte tensione. Lunghe file di automobili cercano di lasciare la città, mentre molte famiglie si dirigono verso il nord del Paese o verso zone ritenute più sicure dell’entroterra. Le scuole e gli edifici pubblici vengono trasformati in rifugi temporanei. Il Libano, già travolto da una devastante crisi economica e politica, si trova improvvisamente a gestire una nuova emergenza umanitaria mentre il timore di bombardamenti sulla capitale cresce di ora in ora.

Macron e la Francia rafforzano l’esercito libanese

In questo scenario si inserisce anche la forte pressione diplomatica della Francia, storico attore politico nella regione. Il presidente Emmanuel Macron ha lanciato un appello per evitare che il Libano venga trascinato nella guerra regionale, invitando tutte le parti a fermare l’escalation. Da un lato Parigi chiede a Israele di evitare un’offensiva su larga scala sul territorio libanese, dall’altro sollecita Hezbollah a interrompere gli attacchi contro lo Stato ebraico.

Parallelamente la Francia ha annunciato il rafforzamento del sostegno all’esercito libanese, con nuove forniture militari e mezzi destinati alle forze armate di Beirut. L’obiettivo è sostenere l’unica istituzione statale in grado di mantenere un minimo di equilibrio interno in un Paese dove il potere militare di Hezbollah resta enorme. Per Parigi la stabilità del Libano passa proprio dal rafforzamento dello Stato e delle sue forze armate, nel tentativo di evitare che il Paese diventi definitivamente un campo di battaglia tra Israele e Iran.

Nel frattempo, mentre le colonne di civili continuano a lasciare i quartieri meridionali di Beirut, la città resta sospesa in un silenzio carico di attesa. L’ordine di evacuazione lanciato da Israele rappresenta uno dei segnali più gravi degli ultimi anni e lascia intravedere un possibile salto di scala nel conflitto. Se i bombardamenti dovessero colpire massicciamente la capitale libanese, l’intera regione potrebbe entrare in una fase ancora più imprevedibile della guerra.

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