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Tram deragliato a Milano, la pista dell’errore umano: “Il guasto è quasi impossibile. L’autista era al cellulare”

Pubblicato: 05/03/2026 09:49

L’inchiesta sull’incidente del tram a Milano che ha provocato due morti e circa cinquanta feriti comincia a delineare i primi elementi tecnici. Dai rilievi iniziali emerge che lo scambio ferroviario e il sistema di segnalazione luminosa erano perfettamente funzionanti, mentre il sistema di frenata di emergenza del Tramlink non sarebbe mai entrato in funzione prima della perdita di controllo del mezzo.

Il grave episodio si è verificato il 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, quando il Tramlink della linea 9 ha improvvisamente sbandato, uscendo dalla traiettoria prevista e andando a schiantarsi dopo aver scarrocciato a una velocità vicina ai 50 chilometri orari, cioè il limite massimo consentito per quel tipo di convoglio.

Le verifiche effettuate subito dopo l’incidente stanno ora indirizzando l’indagine verso una possibile responsabilità legata al fattore umano, anche se saranno gli accertamenti tecnici previsti nei prossimi giorni a fornire un quadro definitivo.
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I primi rilievi tecnici sull’incidente del tram

Secondo quanto emerso dalle prime analisi condotte sul luogo dello schianto, l’infrastruttura ferroviaria non presentava anomalie. In particolare lo scambio dei binari e la relativa lanterna luminosa, cioè il dispositivo che indica la direzione impostata delle rotaie, risultavano regolarmente funzionanti.

Anche il sistema di sicurezza del tram, progettato per attivare la frenata automatica in caso di pericolo o malfunzionamento, non avrebbe registrato interventi prima dell’incidente. Si tratta di un dispositivo installato sui tram di ultima generazione, ritenuto generalmente affidabile e raramente soggetto a guasti tecnici.

Il convoglio avrebbe quindi proseguito la marcia fino al momento in cui il conducente ha perso il controllo del mezzo, che viaggiava a circa 50 chilometri all’ora, per poi uscire dalla traiettoria e schiantarsi.

Questo scenario iniziale spinge gli investigatori a valutare con maggiore attenzione l’ipotesi di errore umano, che potrebbe essere stato provocato da un malore improvviso oppure da una distrazione del conducente.

L’inchiesta della Procura e gli accertamenti in arrivo

Al momento il tranviere è l’unico indagato per disastro ferroviario, lesioni e omicidio colposo nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Milano e affidata alla Polizia locale.

Un orientamento più preciso sulle cause dell’incidente arriverà nei prossimi giorni con l’avvio degli accertamenti tecnici irripetibili. Le autorità giudiziarie stanno predisponendo le notifiche ai legali delle vittime, al difensore del conducente e ad eventuali altri soggetti coinvolti, affinché possano partecipare alle operazioni con propri consulenti.

Tra gli esami più rilevanti ci sarà quello della scatola nera del tram, che registra i dati di marcia e le operazioni effettuate durante la guida. L’analisi di questo dispositivo sarà decisiva per stabilire se si sia verificato un malfunzionamento tecnico, ipotesi che molti esperti considerano poco probabile, oppure se non siano emerse anomalie nel funzionamento del mezzo.

Parallelamente verranno eseguite anche le autopsie sulle due vittime, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, passaggio necessario per completare il quadro medico-legale dell’accaduto.

Il nodo del malore o della distrazione

Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda lo stato di salute del conducente del tram al momento dell’incidente. Fin dalle prime ore dopo lo schianto, il tranviere ha sostenuto di aver avuto un malore improvviso che gli avrebbe fatto perdere conoscenza poco prima dell’impatto.

Secondo la sua versione, subito dopo lo schianto avrebbe contattato la centrale operativa dell’ATM, pronunciando parole confuse tra cui «deragliamento… male, male».

Per verificare questa ricostruzione gli investigatori analizzeranno le comunicazioni tra il conducente e la centrale operativa, oltre al telefono cellulare del tranviere, che è stato sequestrato. Gli accertamenti serviranno a capire se il conducente abbia segnalato eventuali anomalie tecniche o problemi fisici prima della perdita di controllo del mezzo.

Non viene esclusa neppure la possibilità di una distrazione durante la guida, come l’utilizzo del cellulare o altre attività incompatibili con la conduzione del tram.

Video, testimonianze e cartelle cliniche

A completare il quadro investigativo saranno anche le immagini delle telecamere. Gli inquirenti stanno analizzando sia i filmati registrati all’interno del Tramlink sia quelli provenienti dalle telecamere stradali installate all’incrocio dove il mezzo ha sbandato.

I video serviranno per effettuare una consulenza cinematica, utile a ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e la sequenza degli eventi che hanno portato allo schianto.

Parallelamente verranno esaminate le cartelle cliniche del dipendente ATM, per verificare l’eventuale presenza di disturbi medici, tra cui una possibile sindrome vasovagale, che potrebbe provocare perdita di coscienza improvvisa.

Infine saranno raccolte anche le testimonianze dei passeggeri presenti sul tram 9 al momento dell’incidente. Molti di loro si sono salvati per pochi istanti e potranno fornire elementi utili per capire cosa sia accaduto nei secondi immediatamente precedenti alla perdita di controllo del convoglio.

L’indagine resta quindi aperta su più fronti, tra analisi tecniche, verifiche mediche e ricostruzioni video, nel tentativo di chiarire con precisione cosa abbia provocato uno dei più gravi incidenti del trasporto pubblico milanese degli ultimi anni.

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