
Una nube nera di fumo e petrolio ha avvolto Teheran dopo l’esplosione dei depositi di greggio colpiti nella notte tra sabato e domenica, nel nono giorno della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran.
Secondo i video diffusi sui social network, l’aria nella capitale iraniana è diventata irrespirabile e gocce nere di petrolio sarebbero cadute al suolo dopo l’esplosione, aggravando la situazione in una città ormai da giorni coinvolta direttamente nel conflitto.
La guerra entra in una nuova fase
Il conflitto sembra ora entrare in una seconda fase. Dopo aver colpito i vertici militari e politici della Repubblica islamica, gli attacchi si starebbero concentrando su infrastrutture petrolifere, bunker sotterranei e basi missilistiche.
«Ci vorrà una considerevole quantità di tempo, dovete tenervi pronti», ha dichiarato il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir parlando alla popolazione.
Tensioni tra Washington e Tel Aviv
L’attacco ai depositi di petrolio iraniani starebbe creando frizioni tra Israele e Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal sito Axios, l’amministrazione americana temerebbe un forte aumento del prezzo del petrolio a livello globale.
Fonti anonime citate dal sito parlano di una Casa Bianca «sgomenta» per l’ultima ondata di raid israeliani contro le infrastrutture energetiche.
Colpiti anche gli impianti d’acqua nel Golfo
Il conflitto si sta allargando anche ad altri Paesi della regione. In Bahrein un impianto di desalinizzazione dell’acqua è stato colpito da droni.
Queste strutture – molte basate su tecnologia italiana – sono fondamentali per i Paesi del Golfo, che dipendono dalla desalinizzazione dell’acqua marina per rifornire milioni di abitanti.
Attacco anche in Arabia Saudita
Nelle ultime ore un nuovo attacco ha colpito anche l’Arabia Saudita, causando due vittime locali – le prime nel Paese dall’inizio della guerra – e la morte di un soldato americano.
La risposta di Riad è stata immediata: il governo saudita ha lanciato a Teheran una nuova minaccia di rappresaglia, la seconda nel giro di poche ore, promettendo una risposta militare analoga se gli attacchi dovessero continuare.


