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Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del PdL, è indagato per mafia

Pubblicato: 10/03/2026 12:18

Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del PdL, è finito al centro di un’indagine della Dda di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Secondo gli inquirenti, Iacolino avrebbe utilizzato il proprio ruolo e le relazioni costruite nel tempo per favorire il boss di Favara, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa.
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Le indagini, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia, hanno portato all’arresto dello stesso Vetro e di un dirigente regionale di rilievo, Giancarlo Teresi, già noto alle cronache giudiziarie per precedenti di corruzione. Gli investigatori hanno evidenziato come Teresi, pur avendo superato l’età pensionabile, fosse considerato “indispensabile” dai vertici regionali, tanto da continuare a ricoprire incarichi di vertice. Secondo quanto emerso dalle intercettazioni e dalle indagini, due direttori generali dei dipartimenti dell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, avrebbero sollecitato Teresi a presentare la domanda per rimanere in servizio.

Il profilo criminale di Carmelo Vetro

Carmelo Vetro, considerato dai magistrati “mafioso e massone”, ha un curriculum criminale di tutto rispetto. Nella sentenza definitiva a 9 anni di reclusione, i giudici sottolineano come Vetro sia “un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età”, capace di muoversi agilmente nella consorteria grazie alla propria storia familiare e alla volontà di avanzare rapidamente nella carriera criminale.

Gli inquirenti hanno rilevato come Vetro, pur non avendo cariche ufficiali nelle società sponsorizzate da Teresi, interagisse regolarmente con gli uffici regionali, dettando regole per gli appalti, consegnando tangenti e influenzando le procedure amministrative. La Dda di Palermo sottolinea come questo comportamento dimostri che “l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”.

Perquisizioni e pressioni sugli uffici sanitari

Gli uffici e le abitazioni di Iacolino sono stati perquisiti su disposizione della Procura di Palermo. Secondo l’accusa, il direttore generale della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute avrebbe esercitato pressioni sui vertici amministrativi dell’ASP di Messina per agevolare pratiche legate a Vetro. In cambio, Iacolino avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni per lavoratori in società operative nel Messinese.

Le indagini hanno evidenziato come Iacolino abbia cercato di favorire incontri tra Vetro e funzionari di rilievo della Regione Sicilia, tra cui la vicepresidente della commissione Antimafia siciliana Bernardette Grasso e il capo del Dipartimento della Protezione civile siciliana, Salvatore Cocina. L’obiettivo, secondo i magistrati, era quello di consentire al boss di raccomandare propri protetti e influenzare nomine e procedure amministrative.

Vicende sospette nel settore sanitario

Gli investigatori hanno anche individuato due vicende sospette legate alla sanità regionale. La prima riguarda la procedura di accreditamento regionale per prestazioni sanitarie della società Arcobaleno s.r.l., riconducibile a Giovanni Aveni, imprenditore vicino a Vetro. La seconda riguarda la revoca dell’accreditamento alla Anfild Onlus di Messina, concorrente di Vetro.

Secondo l’accusa, Iacolino si sarebbe attivato per risolvere pratiche amministrative di competenza del suo ufficio, sollecitando direttori generali e creando un canale diretto tra Vetro e Aveni. Anche Aveni risulta indagato.

Il quadro complessivo dell’indagine

L’inchiesta della Dda di Palermo evidenzia come figure di vertice nella sanità e nell’amministrazione regionale siano state coinvolte in una rete di influenze e favori che ha agevolato un noto boss mafioso. Le accuse a carico di Salvatore Iacolino spaziano dal concorso esterno in associazione mafiosa alla corruzione aggravata, passando per la creazione di contatti strategici tra Vetro e funzionari pubblici.

Gli investigatori sottolineano come questa vicenda rappresenti un caso emblematico di intreccio tra mafia, politica e pubblica amministrazione, con la gestione di appalti, nomine e finanziamenti che ha compromesso la trasparenza delle istituzioni. Le perquisizioni e le dichiarazioni raccolte nei mesi scorsi costituiscono una parte centrale delle prove a carico dei protagonisti dell’inchiesta.

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