Vai al contenuto

Neonato morto nella culla termica in chiesa a Bari: Don Antonio Ruccia patteggia la condanna

Pubblicato: 10/03/2026 18:27

Si chiude con un patteggiamento a un anno di reclusione, con pena sospesa, la vicenda giudiziaria che vedeva imputato don Antonio Ruccia, parroco della chiesa San Giovanni Battista di Bari, accusato di omicidio colposo per la morte di un neonato trovato senza vita il 2 gennaio scorso nella culla termica della parrocchia.
L’accordo con la Procura – rappresentata dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea – è stato ratificato dalla giudice Luna Calzolaro. Il sacerdote, difeso dall’avvocato Salvatore D’Aluiso, ha accettato la pena dopo che una precedente richiesta di patteggiamento a tre mesi era stata respinta in udienza preliminare dalla gup Ilaria Casu, che l’aveva ritenuta non congrua.

La morte del piccolo “Angelo”

Il neonato, successivamente ribattezzato “Angelo” dal sindaco di Bari Vito Leccese, fu trovato senza vita all’interno del locale destinato alla culla per la vita della parrocchia. A scoprire il corpo fu il titolare di un’impresa funebre che quella mattina si trovava in chiesa per un funerale.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il piccolo – che pesava circa 2,8 chili – morì per ipotermia. Il sistema che avrebbe dovuto garantire l’intervento tempestivo in caso di abbandono non funzionò: una volta deposto il neonato nella culla, il dispositivo avrebbe dovuto rilevarne il peso, attivare un allarme collegato al cellulare del parroco e avviare il riscaldamento del locale. Nella realtà, nessuno di questi meccanismi entrò in funzione.

I malfunzionamenti del sistema

Gli accertamenti della squadra mobile di Bari hanno evidenziato numerose criticità tecniche nel sistema installato nella stanza.

Il tappetino utilizzato come materasso, che avrebbe dovuto rilevare il peso del bambino e attivare l’allarme, non era ritenuto idoneo allo scopo: si trattava di un dispositivo normalmente usato come sensore domestico e risultava inoltre in corto circuito, motivo per cui non partì mai la chiamata al telefono del parroco.

Anche il sistema di riscaldamento non funzionò come previsto. Dal condizionatore, che avrebbe dovuto riscaldare l’ambiente, usciva aria fredda a causa di una perdita di gas. Inoltre l’apparecchio era considerato comunque inadeguato, perché in assenza di movimento si spegneva automaticamente dopo nove minuti.

Secondo l’accusa, il locale non disponeva di un sistema di sicurezza capace di funzionare anche in caso di guasti, elemento che avrebbe potuto evitare la tragedia.

L’accusa al parroco

Per la Procura, don Ruccia era l’ideatore, realizzatore e gestore della culla per la vita, e avrebbe creato un affidamento ingannevole sul corretto funzionamento del sistema.

Tra gli elementi contestati anche la presenza, all’esterno della struttura, di un poster che indicava un collegamento diretto con il Policlinico di Bari, collegamento che secondo gli inquirenti non sarebbe mai esistito.

Con il patteggiamento del parroco si chiude una parte della vicenda processuale, ma l’inchiesta giudiziaria non è terminata.

Il processo al tecnico che installò l’impianto

Rimane infatti imputato Vincenzo Nanocchio, l’elettricista che nel 2014 installò materialmente i dispositivi presenti nella stanza della culla termica.

Il processo nei suoi confronti inizierà il 3 giugno davanti alla giudice Giovanna Dimiccoli. Nanocchio è difeso dagli avvocati Pino Giulitto e Giovanni De Leo.

Sarà il dibattimento a stabilire eventuali responsabilità tecniche nell’installazione e nel funzionamento dell’impianto che avrebbe dovuto garantire la sicurezza del neonato.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure