
L’Europa rompe uno dei suoi tabù energetici più radicati e torna a puntare sul nucleare. A imprimere la svolta è stata la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che al Summit mondiale sul nucleare di Parigi ha annunciato un piano da 200 milioni di euro destinato a sostenere gli investimenti privati nelle tecnologie nucleari di nuova generazione. Il progetto riguarda soprattutto gli SMR, i piccoli reattori modulari considerati la frontiera più promettente del settore, con l’obiettivo di renderli operativi in Europa entro il 2030. L’annuncio segna un cambio di clima politico nel continente, dove per anni il nucleare è rimasto un tema divisivo e spesso rimosso dal dibattito energetico.
Secondo von der Leyen la partita è ormai aperta a livello globale e l’Europa rischierebbe di restare indietro se non accelerasse sugli investimenti. “La corsa alla tecnologia nucleare è iniziata”, ha detto alla platea parigina, sottolineando che il continente dispone già di circa mezzo milione di lavoratori altamente qualificati nel settore. L’ambizione dichiarata è trasformare l’Europa in un polo mondiale dell’energia nucleare di nuova generazione, capace di competere con Stati Uniti e Asia nello sviluppo dei reattori del futuro.

Il pacchetto energia per bollette e consumatori
L’iniziativa sul nucleare arriva in parallelo alla presentazione del nuovo pacchetto energia della Commissione europea, che punta a riformare il mercato e a rafforzare la sicurezza energetica del continente. Il piano include misure per lo sviluppo delle reti energetiche, maggiore apertura del mercato e una serie di interventi destinati ai consumatori, tra cui l’invito ai governi nazionali a rendere più semplice e veloce il cambio di fornitore di energia.
Tra le proposte contenute nel Citizens Energy Package figurano strumenti per ridurre le bollette, aumentare la trasparenza dei contratti energetici e permettere ai cittadini di produrre e condividere la propria energia pulita. Bruxelles suggerisce anche la riduzione di tasse e oneri sulle bollette elettriche e nuovi strumenti per contrastare la povertà energetica, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione. L’intero pacchetto nasce in un contesto internazionale ancora segnato da instabilità geopolitica, con tensioni nelle aree del Golfo che continuano a ricordare quanto l’Europa resti esposta alla volatilità dei prezzi dell’energia e alle importazioni di combustibili fossili.
I paesi europei che investono già nel nucleare
Nonostante il dibattito politico rimanga aperto in diversi Stati membri, molti paesi europei stanno già rafforzando la propria strategia nucleare. Nel continente sono attivi circa 100 reattori, con la Francia che da sola produce quasi il 45% dell’energia nucleare europea e continua a pianificare nuovi investimenti per ampliare il proprio parco impianti.
Tra i programmi più ambiziosi c’è quello della Polonia, che prevede circa 150 miliardi di euro di investimenti entro il 2040 per sostenere la transizione energetica e ridurre la dipendenza dal carbone. Varsavia ha già avviato la costruzione della sua prima centrale nucleare a Lubiatowo-Kopalino, basata su tre reattori AP1000, con entrata in funzione prevista nel 2033, e sta valutando anche l’adozione di SMR.
Altri paesi stanno rivedendo le proprie scelte energetiche. Il Belgio, che aveva programmato l’uscita dal nucleare, ha deciso di estendere la vita operativa di alcuni impianti fino al 2045 per garantire la sicurezza energetica. Ungheria, Repubblica Ceca, Bulgaria e Romania restano fortemente orientate alla costruzione di nuovi reattori o all’estensione di quelli esistenti.
Tra i casi più significativi c’è la Finlandia, dove il reattore Olkiluoto 3, un EPR di terza generazione da 1.600 megawatt, rappresenta uno dei più potenti impianti nucleari in funzione in Europa. Anche Svezia, Slovenia e Paesi Bassi stanno valutando nuove centrali o programmi di sviluppo degli SMR.
La posizione dell’Italia sul nucleare
L’Italia resta un caso particolare nel panorama europeo. Due referendum hanno sancito negli anni il no al nucleare, ma negli ultimi anni il dibattito politico è tornato ad aprirsi sulle tecnologie di nuova generazione. Al vertice di Parigi il ministro dell’Ambiente e dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin ha ricordato che nel 2023 è stata istituita la Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile, che ha riunito competenze tecnico-scientifiche con l’obiettivo di valutare un possibile ritorno dell’energia atomica nel mix energetico nazionale.
Secondo le ipotesi elaborate nell’ambito del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, l’Italia potrebbe arrivare entro il 2050 a una capacità installata tra 8 e 16 gigawatt, con una copertura potenziale della domanda elettrica compresa tra l’11% e il 22%. Uno scenario che riporterebbe il nucleare nel dibattito strategico del Paese dopo decenni di assenza, mentre l’Europa nel suo complesso sembra ormai decisa a riaprire definitivamente il dossier dell’energia atomica.


