
Il dibattito sulla tutela dei minori compie un passo decisivo con la presentazione di un nuovo disegno di legge promosso dalla maggioranza al Senato. A sottoscrivere l’iniziativa, presentata all’indomani del noto caso della “famiglia nel bosco”, sono stati i capigruppo Lucio Malan (FdI), Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI) e Michaela Biancofiore (Cd’I-UDc-nm-maie-cp). L’obiettivo del provvedimento è chiaro: «assicurare che, prima di assumere decisioni su un collocamento extrafamiliare, venga valutato comparativamente il beneficio collegato all’interruzione della situazione di pregiudizio in atto con le conseguenze derivanti dal distacco dall’ambiente familiare».
La proposta impone ai magistrati una valutazione più rigorosa, coadiuvata da specialisti privi di conflitti di interesse, per garantire che l’allontanamento sia davvero l’ultima risorsa possibile.
Una piaga sociale da oltre un miliardo di euro
Il fenomeno degli allontanamenti in Italia ha assunto proporzioni allarmanti, con oltre ventimila minori attualmente ospitati in comunità educative o case-famiglia. I capigruppo della maggioranza hanno denunciato una gestione che spesso ignora il principio dell’extrema ratio, nonostante la normativa nazionale e le convenzioni internazionali, come quella di New York, pongano la famiglia al centro della tutela del minore. Esiste infatti il sospetto che, in molti casi, il distacco venga privilegiato rispetto a misure di sostegno domiciliare, creando traumi profondi per il bambino. A sollevare ulteriori ombre è il risvolto economico: il costo per il collocamento in struttura oscilla tra i 75 e i 150 euro al giorno per ciascun minore, determinando una spesa nazionale che, secondo i proponenti, «supera, probabilmente di molto, il miliardo».
Con questo DDL, la maggioranza auspica una convergenza anche da parte delle opposizioni: «Ci auguriamo che anche l’opposizione si renda disponibile a collaborare positivamente all’esame parlamentare di questo provvedimento che riteniamo urgente e di buon senso». La sfida, dunque, è trasformare l’attuale sistema di gestione dei minori in una procedura che metta al riparo i bambini non solo da contesti di reale pregiudizio, ma anche dagli effetti devastanti di separazioni forzate e, talvolta, evitabili attraverso un supporto mirato al nucleo d’origine.


