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L’Italia e la lezione di Buttafuoco il Magnifico

Pubblicato: 11/03/2026 13:03

In verità l’appellativo di Magnifico è stato usato nell’Islam per l’ottomano Solimano, il flagellatore dei cristiani, che a differenza di Pietrangelo Buttafuoco, gran Visir della Biennale di Venezia, era sunnita. Si, perché l’intellettuale e scrittore, di certificata estrazione di destra, è di cultura, in senso storico metafisico forse più che religioso, sciita ismaelita, ed ha proposto la Biennale come luogo di tregua tra culture in guerra, in particolare la sua, visto che l’Iran, oggi nella tempesta israelo americana, è la capitale religiosa e culturale degli sciiti. Pietrangelo Buttafuoco, in questa sua posizione culturale, si rifà al periodo, non certamente nefasto rispetto ad altri, di dominio arabo in Sicilia.

Infatti ha adottato il nome islamico di Jafar Al Saqili, dal nome del generale arabo siciliano condottiero dei Fatimidi, che tra il X e il XII secolo fecero grandi conquiste, in particolare Jafar edificò il Cairo, la capitale egiziana. Oggi colui che si è dato il compito di ispirare, più che amministrare, una delle fondazioni più prestigiose a livello internazionale, con 130 anni di Storia, è riuscito ad entrare in polemica con ben 22 paesi europei, con la UE, e in parte con il governo italiano che lo ha nominato. Tutto questo per la riapertura del padiglione della Russia, che ne è legittima proprietaria, come la Chiesa russa di S. Nicola a Bari, alla Biennale. Tutti temono non l’arrivo di Putin ad inaugurare il padiglione, anche se sarebbe un coup de theatre, ma di propaganda destabilizzatrice in un momento in cui nessuno, in particolare Trump, pensa più alla guerra in Ucraina. C’è sempre un’altra guerra ogni settimana nel mondo globale e universale.

È proprio su questo si fondava lo spirito del favore ecumenico, urbi et orbi, di Buttafuoco a tenere aperto il canale dell’arte come mezzo di comunicazione in un mondo che sta perdendo la trebisonda. Un po’ come la musica atonale di Spielberg nell’incontro con gli alieni. Il problema non se lo pongono gli europei ormai acritici sulle cause, i torti, della guerra a Kiev. Ma se lo dovrebbe porre il governo Meloni, visto che, per quanto la fondazione ha uno statuto di grande autonomia, ha nominato lo scrittore di Agira.

Ma se partirà la solita, arcitaliana, moral suasion, l’epilogo non è scontato. Perché o Buttafuoco, rimangiandosi l’affascinante intervista fatta a Repubblica, come se Venezia fosse il suolo sacro di tregua di Olimpia, chiude alla partecipazione dei russi, o rifacendosi al condottiero ismaelita di cui si è dato il nome manda a quel paese Giuli, che ha già preso le distanze, e tutti i 22 paesi europei, tacciandoli di incultura e razzismo. In questo secondo caso saremmo con lui, per assimilazione generazionale ed etnica, Pietrangelo diventerebbe un vessillo contro l’ipocrisia di un paese che ha molti leader ben coniugati con Mosca, sia a destra che a sinistra, ma guarda caso si applica all’arabo di Sicilia. Avendo in quel caso però più tempo a disposizione potrebbe sulla scia di “Fimmini”, leggero libello di ammirazione sulle donne sicule, affrontare un saggio storico metafisico sull’Harem del Topkapi del Magnifico Solimano, sorvegliato da eunuchi neri ed amministrato dalla madre del Sultano, che ospitava ben mille donne. Perché alla fine sunniti, sciiti, siciliani hanno come disse saggiamente Salvatores, che la Sicilia l’ha conosciuta bene, in Mediterraneo “una faccia, una razza”.

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