
La battaglia legale di Marco Cappato segna un nuovo, storico punto a favore della libertà di scelta nel fine vita. La gip di Milano, Sara Cipolla, ha infatti disposto l’archiviazione delle inchieste per aiuto al suicidio a carico del tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Una decisione che non arriva nel vuoto, ma si poggia solidamente sulla recente sentenza della Consulta del 2025, che ha ulteriormente delineato i confini del diritto all’autodeterminazione. Al centro del caso, le autodenunce che lo stesso Cappato aveva presentato nel 2022, dopo aver accompagnato alla clinica svizzera ‘Dignitas’ due persone provate da sofferenze irreversibili: la signora Elena, 69enne veneta colpita da un cancro terminale, e Romano, 82 anni, ex giornalista e pubblicitario affetto da una forma gravissima di Parkinson.
Accanimento terapeutico e dignità della persona
Il cuore dell’ordinanza risiede nel riconoscimento di una condizione clinica disperata per entrambi i pazienti. La gip ha stabilito che, in queste specifiche vicende, il trattamento di sostegno vitale a cui erano sottoposti non era più una cura, bensì un vero e proprio «accanimento terapeutico». Questa definizione è cruciale: sposta l’asse del dibattito dalla mera assistenza al suicidio alla sospensione di sofferenze che la stessa magistratura ritiene non più tollerabili né dignitose. L’archiviazione rappresenta dunque un passaggio fondamentale per chi, come l’Associazione Coscioni, chiede da anni che lo Stato italiano non volti le spalle ai malati terminali.
Nonostante l’assenza di una legge organica sul fine vita in Parlamento, la giurisprudenza continua a fare passi da gigante, seguendo il solco tracciato dalla Corte Costituzionale. Marco Cappato, che ha fatto della disobbedienza civile la sua cifra stilistica e politica, vede ancora una volta riconosciuta la legittimità etica e giuridica del suo operato. Resta ora da capire se questa decisione milanese farà da apripista per le numerose altre denunce pendenti in vari tribunali d’Italia, portando finalmente a una chiarezza normativa che metta al riparo i volontari e garantisca ai malati la serenità dell’ultimo viaggio.

