
Le prime parole pubbliche della nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei delineano con chiarezza la linea che Teheran intende seguire nella fase più delicata della crisi con Stati Uniti e Israele. Nel suo primo discorso televisivo dopo la nomina, Khamenei ha lanciato un messaggio duro: le basi militari statunitensi nella regione devono essere chiuse, l’Iran continuerà a colpirle e lo Stretto di Hormuz resterà chiuso per fare pressione sui nemici della Repubblica islamica.
Un intervento atteso da giorni, che molti osservatori interpretano come il primo vero segnale politico della nuova leadership iraniana nel pieno dell’escalation militare in Medio Oriente.
Iran’s new Supreme Leader Mojtaba Khamenei issued his first message on Thursday, calling for continued military resistance and saying the Strait of Hormuz should remain a tool of pressure, even as questions persist about his health and whereabouts.https://t.co/Nv6g52jzQp pic.twitter.com/2S3C8JWr0I
— Iran International English (@IranIntl_En) March 12, 2026
Le tre linee rosse di Khamenei
Nel suo discorso, Khamenei ha fissato alcune priorità strategiche che definiscono la postura dell’Iran nella guerra in corso
La prima riguarda la presenza militare statunitense nella regione. Il nuovo leader ha affermato che tutte le basi Usa devono essere chiuse immediatamente, avvertendo che in caso contrario diventeranno obiettivi legittimi di attacchi iraniani.
La seconda linea riguarda proprio le operazioni militari. Khamenei ha dichiarato che Teheran continuerà a colpire le basi americane, pur sostenendo che l’Iran non è in conflitto con i Paesi vicini.
Il terzo punto riguarda lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi energetici più importanti al mondo. Secondo la Guida Suprema, il blocco della rotta marittima continuerà per aumentare la pressione sugli avversari dell’Iran.
Il messaggio interno: unità e resilienza
La prima parte del discorso è stata dedicata al fronte interno. Khamenei ha iniziato con un messaggio di cordoglio per le vittime del conflitto e ha insistito sul tema della partecipazione popolare come fonte di legittimità del sistema politico iraniano.
Secondo il nuovo leader, la stabilità della Repubblica islamica dipende dall’unità e dalla consapevolezza del popolo iraniano, un richiamo diretto alla narrativa della resistenza che da decenni caratterizza il discorso politico del Paese.
Il riferimento alla resilienza nazionale appare anche come un tentativo di rafforzare il consenso interno in un momento di forte pressione militare e diplomatica.
Il messaggio alla regione: amicizia e deterrenza
Uno degli aspetti più delicati del discorso riguarda il rapporto con i Paesi del Golfo. Khamenei ha sostenuto che l’Iran mantiene rapporti di amicizia con i Paesi vicini, cercando di separare il conflitto con Washington dalla relazione con gli Stati della regione.
Tuttavia, la posizione resta ambigua: Teheran afferma di non essere in guerra con i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, ma allo stesso tempo continua a colpire basi statunitensi presenti proprio sul territorio di quei Paesi. Una distinzione che riflette la strategia iraniana di limitare il conflitto agli Stati Uniti evitando uno scontro diretto con gli Stati arabi del Golfo, pur operando sul loro territorio.
Una linea di continuità con la leadership precedente
Secondo diversi analisti, il primo discorso del nuovo leader non segna una svolta nella politica iraniana. Il docente di sicurezza internazionale Rob Geist Pinfold, del King’s College di Londra, ha osservato che le dichiarazioni di Khamenei rappresentano sostanzialmente una continuità con la retorica tradizionale della Repubblica islamica.
Il messaggio centrale, secondo l’analista, è chiaro: l’Iran non intende fare marcia indietro, lo Stretto di Hormuz resta chiuso, le basi americane restano bersagli legittimi e Teheran continua a sostenere di non essere in conflitto con i Paesi del Golfo.
Per chi si aspettava un cambio di tono con l’arrivo della nuova Guida Suprema, il discorso sembra quindi indicare un rafforzamento della linea già seguita negli ultimi anni.
Il segnale a Washington
Le parole di Khamenei arrivano anche come risposta indiretta alle aspettative degli Stati Uniti. Secondo alcuni osservatori, l’amministrazione americana avrebbe potuto sperare in una moderazione della retorica iraniana con l’insediamento del nuovo leader.
Il discorso televisivo suggerisce invece l’opposto: la nuova leadership sembra intenzionata a confermare la strategia di pressione militare e politica contro la presenza americana nella regione. Un segnale che indica come la crisi tra Iran e Stati Uniti sia destinata a proseguire senza un’immediata prospettiva di de-escalation.


