
L’attacco che ha colpito la base militare italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, riporta sotto i riflettori il ruolo della presenza italiana nella regione. Il missile che ha raggiunto l’area non ha provocato vittime né feriti tra il personale, ma l’episodio ha riacceso il dibattito sulla missione italiana in Iraq, sulla sicurezza del contingente e sul significato strategico della base di Camp Singara, dove operano circa trecento militari italiani.
Secondo quanto confermato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, il personale italiano è rimasto illeso. Tuttavia l’episodio evidenzia il clima di tensione che interessa quella parte del Kurdistan iracheno. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato l’incertezza sull’origine del missile e sull’obiettivo reale dell’attacco, spiegando che non è possibile stabilire con certezza se fosse diretto contro la presenza italiana o contro l’intero complesso militare internazionale che ospita basi di diversi Paesi.
La base italiana di Erbil non rappresenta una forza da combattimento impegnata in operazioni offensive. Piuttosto costituisce uno dei principali punti di riferimento del contributo italiano alla coalizione internazionale contro Daesh, con attività concentrate soprattutto su addestramento, supporto logistico e cooperazione con le forze locali.
Leggi anche: Militari italiani feriti in Iraq, cosa è successo
Il contingente italiano tra Iraq e basi regionali
Per comprendere il peso della presenza militare italiana bisogna distinguere tra il dispositivo complessivo e la componente specifica schierata a Erbil. Il dossier parlamentare sulle missioni internazionali relativo al 2025 indica una presenza complessiva di circa 1.270 militari italiani collegati alle operazioni della coalizione anti-Daesh, alla NATO Mission Iraq e alle attività di supporto logistico regionale.
Questo numero include personale distribuito tra Iraq, Kuwait e Qatar, oltre agli assetti collegati alle missioni internazionali nell’area. All’interno di questo quadro più ampio, la presenza italiana a Camp Singara, nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, è stimata in circa 300 militari.
La base opera all’interno di un comprensorio internazionale che ospita strutture di diversi Paesi della coalizione. Proprio questa caratteristica rende difficile stabilire con precisione se l’attacco fosse indirizzato contro un obiettivo specifico oppure contro l’intero insediamento militare.

Addestramento dei peshmerga e sicurezza regionale
Il cuore delle attività italiane nella base di Erbil è rappresentato dalla missione Prima Parthica, inserita nell’operazione multinazionale Inherent Resolve. L’obiettivo principale consiste nell’addestramento delle forze di sicurezza curde e irachene, affinché possano acquisire maggiore autonomia nel contrasto al terrorismo legato a Isis/Daesh e nella gestione della sicurezza del territorio.
A Camp Singara i militari italiani lavorano a stretto contatto con i Peshmerga e con le Zeravani Forces, unità di sicurezza della Regione autonoma del Kurdistan. Le attività si concentrano su corsi specialistici e programmi di formazione destinati a rafforzare le capacità operative delle forze locali.
Tra i principali ambiti di addestramento figurano il combattimento in ambienti chiusi, il tiro di precisione, il soccorso sanitario tattico, il controllo della folla, il contrasto agli ordigni improvvisati, la guerra in montagna, oltre alla pianificazione operativa e alla formazione di nuovi istruttori locali.
Nel solo 2025, secondo i dati della Difesa, i team mobili italiani hanno formato oltre mille militari delle forze di sicurezza curde. Dall’inizio della missione il contributo italiano ha coinvolto decine di migliaia di membri delle forze di sicurezza irachene e curde, rendendo la presenza italiana uno degli elementi centrali del programma di formazione della coalizione.

Logistica, elicotteri e cooperazione civile
La base di Erbil svolge anche un ruolo importante sul piano logistico e organizzativo. Il contingente italiano garantisce il supporto infrastrutturale e amministrativo necessario al funzionamento delle operazioni nell’area, oltre al coordinamento dei movimenti di personale e materiali destinati alle missioni in Iraq e nei Paesi limitrofi.
All’interno della base opera inoltre l’Italian National Contingent Command-Land, responsabile dei rapporti con le autorità civili e militari della Regione autonoma del Kurdistan. Questa struttura mantiene i collegamenti istituzionali e coordina la cooperazione con le forze locali e con gli alleati internazionali presenti nel teatro operativo.
Tra le componenti operative presenti a Erbil figura anche il Task Group “Griffon” dell’Esercito italiano, dotato di elicotteri NH-90. Il gruppo aeromobile assicura il trasporto di personale ed equipaggiamenti della coalizione, contribuendo alla mobilità operativa nelle diverse aree dell’Iraq.
Accanto alle attività strettamente militari, il contingente italiano è coinvolto anche in iniziative di cooperazione civile-militare. Attraverso il team Cimic (Civil Military Cooperation) vengono realizzati interventi di supporto sanitario e progetti destinati alle comunità locali. Tra questi rientrano forniture di materiale medico, sostegno alle strutture sanitarie e iniziative rivolte alla popolazione del nord dell’Iraq, inclusa la comunità yazida.
Proprio a metà gennaio, il team Cimic ha consegnato farmaci e presidi sanitari al Direttorato della Salute di Sulaymaniyah, struttura che garantisce il supporto logistico a oltre 30 ospedali e circa 100 centri di primo soccorso nel territorio.
L’attacco missilistico che ha colpito la base non ha quindi provocato conseguenze per il personale italiano, ma ha riportato l’attenzione sulla presenza militare italiana a Erbil, una presenza che si muove principalmente sul terreno dell’addestramento, del supporto logistico e della cooperazione con le forze locali, in un’area che resta strategica e allo stesso tempo fragile dal punto di vista della sicurezza.


