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Guerra Iran, Crosetto avverte: se il conflitto si allunga diventa un guaio mondiale

Pubblicato: 13/03/2026 10:03

Il rischio non è solo militare, ma globale. La guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele potrebbe trasformarsi in una crisi internazionale se il conflitto dovesse durare troppo a lungo. A lanciare l’allarme è il ministro della Difesa Guido Crosetto, che invita a non sottovalutare le conseguenze geopolitiche ed economiche dell’escalation in Medio Oriente. Secondo il ministro, la priorità resta quella di continuare a cercare una soluzione diplomatica con Teheran, anche mentre la guerra è in corso.

Crosetto ricorda che prima dello scoppio del conflitto esisteva una convergenza internazionale piuttosto ampia su un punto: l’Iran non doveva arrivare al possesso dell’arma nucleare né sviluppare una capacità missilistica a lungo raggio. Allo stesso tempo, gran parte della comunità internazionale condivideva una forte condanna del regime iraniano, accusato di repressioni e violenze interne contro oppositori e giovani manifestanti. Gli Stati Uniti, spiega il ministro, difendono la legittimità dell’intervento sostenendo che Teheran fosse ormai a pochi mesi dalla costruzione della bomba atomica. Tuttavia, al momento non esistono elementi pubblici che permettano di stabilire con certezza quale sia la realtà dei fatti.

Il rischio di una guerra più lunga

Il punto più delicato riguarda la durata del conflitto. Crosetto non azzarda previsioni, ma indica chiaramente la sua speranza: che la guerra finisca rapidamente. “Spero che duri il meno possibile e non più di altre due settimane”, ha spiegato il ministro, ricordando che negli Stati Uniti alcuni osservatori sostengono che gli obiettivi militari principali sarebbero già stati raggiunti.

Ma il vero timore riguarda ciò che accadrebbe se la guerra si prolungasse. “Se dura di più diventa un guaio mondiale”, avverte Crosetto. Finora gli effetti economici del blocco dello Stretto di Hormuz sono stati contenuti grazie all’utilizzo delle scorte energetiche. Tuttavia questa situazione non può durare a lungo. Il problema principale riguarda le rotte marittime: le navi e le petroliere che non sono potute partire in queste settimane rischiano di creare un vuoto nelle catene di approvvigionamento globale, con conseguenze pesanti sui mercati dell’energia e sull’economia mondiale.

Hormuz e il nodo delle navi militari

Uno dei punti più sensibili della crisi resta proprio lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio. Alcuni Paesi occidentali, tra cui Francia e Regno Unito, stanno valutando l’ipotesi di rafforzare la presenza militare nell’area per proteggere i traffici commerciali.

La posizione dell’Italia però è più prudente. Crosetto spiega che non è questo il momento di inviare nuove navi da guerra in una zona già altamente militarizzata. Anzi, secondo il ministro, potrebbe essere addirittura più utile ridurre la presenza militare per evitare incidenti che rischierebbero di allargare il conflitto. Il ministro fa un esempio concreto: se una fregata europea venisse colpita, la pressione politica per reagire militarmente sarebbe immediata e potrebbe trascinare diversi Paesi direttamente dentro la guerra.

Una risposta internazionale per evitare la crisi energetica

Il governo italiano punta quindi su una risposta multilaterale. Lo Stretto di Hormuz non riguarda solo l’Europa ma anche grandi potenze economiche come Cina, India e Giappone, tutte fortemente dipendenti da quella rotta energetica.

Per questo Crosetto sostiene la necessità di un’iniziativa internazionale capace di “sterilizzare” l’area dal conflitto e garantire la sicurezza dei traffici commerciali senza trasformarla in un nuovo fronte militare. In questa prospettiva, la crisi potrebbe anche riattivare un ruolo più forte delle Nazioni Unite, con una risposta coordinata della comunità internazionale.

L’obiettivo, conclude il ministro, è evitare che la guerra in Medio Oriente si trasformi in una crisi energetica globale capace di colpire direttamente la vita quotidiana delle persone, dalle famiglie alle imprese fino all’intero sistema industriale.

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Ultimo Aggiornamento: 13/03/2026 10:04

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