“Se il prezzo del petrolio sale faremo un sacco di soldi”: la frase di Trump e lo scenario globale

La frase esatta, uscita per il beneficio dei media, è stata “se il prezzo del petrolio sale faremo un sacco di soldi”. Chi l’ha detta? L’ineffabile Biondo Donald. Ma perché l’ha fatto direte voi? È come quei vecchi incontinenti che straparlano? A volte, ma in parte.
Ma chi farà un sacco di soldi? Le company del petrolio, americane russe e saudite. Quindi lui in qualità di presidente degli Stati Uniti pensa che se lui e Putin si arricchiscono, nel senso di Paesi, ma anche a livello personale, sia un bene. Probabilmente lo pensava pure Ferdinando di Aragona al ritorno di Cristoforo Colombo dall’America, ma il cattolicissimo Re spagnolo forse avrebbe pensato una frase del genere, ma non l’avrebbe mai detta, in quanto per la chiesa la ricchezza, ostentata, era sterco del diavolo.
Forse l’avrebbe detto Elisabetta I d’Inghilterra, davanti ai bottini di guerra corsara di Sir Francis Drake, a cui aveva dato patente di corsa per depredare i ricchi galeoni spagnoli, ma allora non c’erano i media e non lo sapremo mai.
Le dichiarazioni di Donald Trump, quanto mai inopportune, se non assurde, a livello di relazioni internazionali, servono ad illudere l’opinione pubblica interna, che già vede lo spettro di licenziamenti, scarsa crescita e inflazione. Come se le Big del petrolio americano poi redistribuissero dividendi non agli azionisti ma al popolo americano.
Quelli che certamente ci perderanno saranno gli europei, i quali, a parte i norvegesi, petrolio non ne hanno, e dovranno mettere mano alle loro riserve. Ma fino a quando ce ne sono? Un paio di mesi, sembra, forse tre. E poi che si fa?
E qui entra in gioco una strategia che, per quanto spietata e cinica, potremmo chiamare la teoria del biliardo. Se colpiamo l’Iran, per effetto di carambola, Putin si arricchisce, oltre a noi, e può destinare più risorse alla guerra in Ucraina e finirla, Zelenskj e gli europei invece andranno alla canna del gas. Russo of course. E nessuno potrà accusare Trump di favorire, direttamente, nelle trattative Putin. È stata colpa degli odiati iraniani, uno stato terrorista da oltre 50 anni.
Trump dovrà gestire la sua opinione pubblica, ma i soldi guadagnati dalle sette sorelle, vecchi petrodollari, saranno cosi tanti che sganciare un po’ di soldi per campagne elettorali sarà una quisquilia. E potranno essere sostituiti i pretoriani delle BigTech, che dal caso Musk, Anthropic e Microsoft non sembrano più tanto allineati.
I magnati del petrolio in fondo sono persone più solide, con soldi e compromessi antichi, non sono intelligentemente autistici o con sindrome di asperger, che li rendono variabili come quelli dell’IT. Questo potrà portare ad un nuovo quadro di influenze. In cui l’Europa sarà scossa e divisa, un po’ di business a me e un po’ a te, e per te si intende il nuovo alleato russo.
Tutto questo è uno scenario che non tiene conto dei giganti asiatici. Cina ed India. I quali per tradizione millenaria sono pachidermi lenti, ma non stupidi. E non giocano a dama, perché da quando Kasparov è diventato disobbediente, gli scacchi, gioco lento di strategia in un mondo binario iper veloce sono off limits, ma giocano a Mahjong. Bisognerà vedere quali tessere e quali strategie hanno in mano.
In ogni caso noi, europei troppo vecchi, o ci svegliamo, o finiamo nella casa di riposo di Amici miei atto terzo, che lascia un sorriso di tristezza infinita.


