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La burocrazia del consenso: Dio è morto e anche il libero pensiero si sente poco bene

Pubblicato: 29/07/2026 11:57

L’articolo di Giordano Bruno Guerri – uno dei maggiori intellettuali della cultura di destra in Italia – apparso in questi giorni, ci fa capire nettamente, senza infingimenti, la crisi del pensiero politico oggi in Italia.

Non solo Dio è morto, come diceva Nietzsche, e i Nomadi dopo di lui, ma è morto pure il pensiero, il libero arbitrio che Lui aveva installato in noi come fosse un’AI. Ormai il pensiero occidentale è debole qual piuma al vento, parafrasando Verdi, e nella politica italiana sembra ormai scomparso, sostituito dal conformismo dei cliché.

Al posto della politica, che obbligatoriamente deve avere alla sua base una visione della società e un’analisi della complessità, c’è ormai la burocrazia del consenso, fondata su semplici tesi precostituite, di pochi caratteri, come Twitter: tesi che non cambiano mai idea, non avendone una.

Si capisce così il motivo per cui alla Cultura sono andati prima Sangiuliano, caduto sulla Boccia, e poi Giuli. Giordano Bruno Guerri, uno dei maggiori storici e studiosi del fascismo, era considerato dai burocrati della politica un eretico, nel pieno significato del nomen omen. E gli eretici, gli intellettualmente onesti, coloro che esaminano i dubbi, connaturati al cogito ergo sum, fonte principale della ragione, disturbano il felice proseguire della sterile faziosità, del muro contro muro, del “prendiamoci quel che ci spetta e non facciamo prigionieri”, del “vincere e vinceremo”.

Ma se si è minoranza? Facciamo una legge che faccia vincere la minoranza. L’importante è finire, diceva Mina, primi, a qualunque costo. Anche a quello di distruggersi domani, con un Vannacci alla Sordi, ma senza ironia, perché domani è sempre un altro giorno.

Una visione miope, uno sguardo strabico sulla realtà, un susseguirsi di giorni sterili, senza costrutto, senza il governo delle cose concrete, senza la soluzione dei problemi.

Perché i problemi trovano una sintesi, una soluzione possibile, solo in un determinato luogo: il centro. Questo luogo mitologico, come l’Itaca di Nolan, ormai desaparecido. Solo al centro, e non nelle estreme considerazioni, forti solo di like e povere di contenuti, c’è l’incontro e il confronto di tesi e antitesi, da cui nasce la sintesi: un pensiero equilibrato, secondo Guerri, e azioni che, invece di dividere, uniscano, funzione essenziale della politica.

La politica deve guidare i popoli, non inseguirli al ribasso. Ma, come dice Giordano Bruno Guerri, «l’ortodossia di partito esige il conformismo assoluto», che, a ben vedere, nemmeno durante il Ventennio, di cui lui è uno dei massimi studiosi, era così sconfortante.

Da qui i suoi saggi su Bottai e D’Annunzio, di cui Guerri è presidente della fondazione che si occupa del Vittoriale.

Ricordando una bellissima canzone di Giorgio Gaber, Il conformista, il conformista era colui che volava sulle ali della maggioranza. Ma quelli di Gaber erano, tutto sommato, tempi di maggiore rappresentanza democratica. Oggi, invece, si vola sulle ali delle minoranze.

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