
Ve lo ricordate Alcyone, il terzo libro delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli Eroi di Gabriele D’Annunzio pubblicato nel 1903? Non so se si studia ancora al liceo. Ai miei tempi era quasi obbligatorio, che ci piacesse o meno. Dipendeva del professore, ovviamente. E capitava di dover imparare a memoria “I pastori”, la lirica elegiaca della transumanza abruzzese, cioè della migrazione stagionale delle greggi, che a settembre lasciavano i pascoli di montagna, per tornarvi in primavera. “Settembre, andiamo. È tempo di migrare”. Così cominciava.

La transumanza mi è tornata in mente alla notizia che il deputato siciliano Tommaso Antonino Calderone ha lasciato Forza Italia per aderire a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, eletto deputato europeo per la Lega nel 2024, poi nominato suo vicesegretario, e infine fuoriuscito. Anche Calderone ora fa parte del gruppo misto della Camera con altri otto deputati migranti: Bergamini, Boff, Furgiuele, Pierro, Pozzolo espulso da FDI,, Ravetto, Sasso, e Ziello.
Non è certo la prima volta nella storia del Parlamento italiano che deputati e senatori cambiano casacca. L’elenco sarebbe lungo, lunghissimo. Non è neppure una caratteristica italiana. È piuttosto una caratteristica dei sistemi democratici. Già nella Camera dei deputati del Regno d’Italia accadeva spesso (allora i senatori erano solo di nomina regia). Ne fu protagonista anche Gabriele D’Annunzio. Eletto nel 1897 nel collegio di Ortona a Mare per la Destra Storica, tre anni dopo passò alla Estrema Sinistra Storica per protesta contro il primo ministro Luigi Pelloux. “Come uomo d’intelletto, vado verso la vita”, declama mentre con gesto teatrale attraversa l’emiciclo e raggiunge i banchi della sinistra.
Dunque non c’è da stupirsi. Ma l’avvocato siciliano – e i suoi nuovi colleghi di ventura – non sono D’Annunzio. In particolare calderone è uno specialista nel cambio di casacca. Il suo percorso politico è tra più movimentati. È stato un esponente del Msi, di AN, di Alleanza Siciliana, di La Destra, infine di Forza Italia, prima come deputato regionale siciliano, infine come deputato nazionale eletto nel 2022 nel collegio della sua Barcellona Pozzo di Gotto.

Nulla di nuovo sotto il sole. Ma i cambi di casacca non sono tutti uguali. Le scissioni serie hanno un fondamento politico-ideologico. Per dirne una, nel 1921 il Partito Comunista d’Italia fu l’esito di una scissione del Partito Socialista, quindi del suo gruppo parlamentare. Nella stessa area la scissione socialista di Palazzo Barberini del 1947 portò alla nascita del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (Psli, poi Psdi). Psi e Psdi si riunificarono nel 1966, per separarsi tre anni dopo. Il Msi-Dn si scisse in due nel 1977, con la nascita di Democrazia Nazionale. Singoli parlamentari transumanti si contano a destra, a sinistra, al centro. Mi viene in mente Ettore Viola di Cà Tasson, deputato fascista nel 1924, democristiano nel 1948, monarchico del PNM di Covelli nel 1958, ma aderisce alla scissione di Lauro e al suo PMP, infine al Pli, ma non eletto.
Il caso Calderone appartiene, come quelli dei parlamentari primi aderenti a Futuro Nazionale, a una prospettiva diversa. I sondaggi politici quasi quotidiani prevedono che il partito vannacciano potrebbe ottenere un consenso elevato, intorno al 7-8%, a danno soprattutto della Lega e di FI, e quindi della coalizione di centrodestra. Dunque un attuale deputato dei partiti in calo rischia seriamente di non essere rieletto. Quindi cerca di ricollocarsi. Futuro Nazionale è una sponda, non certa, ma possibile. Potrebbe anche manifestarsi una bolla. Ma l’aspirante deve decidere presto. Meglio sbrigarsi. In fondo è settembre, è tempo di migrare. E – purtroppo – di bassa politica. Mentre sarebbe il momento di una politica alta.


